Il teorema di reciprocità in antropologia e sociologia

gennaio 20th, 2013 | Posted by Igor Vitale in Relazioni Interpersonali

La reciprocità in ambito antropologico e sociologico

Alvin Ward Gouldner reciprocità reciprocazione teorema regola normaIl concetto di reciprocità nasce in ambito antropologico per rispondere ad alcuni quesiti culturali: quali sono gli universali culturali? Quali sono i tratti comuni a tutte le culture?

Uno dei primi autori a parlarne è l’antropologo Westermarck (1908), la reciprocità in antropologia e in sociologia è vista soprattutto come una norma implicita che influenza i comportamenti e che include tre aspetti fondamentali: il dare, il ricevere, l’oggetto o il vantaggio da reciprocare. E’ stata ipotizzata una funzione filogenetica nella reciprocità: i nostri antenati che reciprocavano avrebbero creato una rete di scambi di risorse (cibo, utensili) funzionale alla loro sopravvivenza.

La norma di reciprocità è inoltre considerata un universale culturale, ovvero una norma comune a tutte le culture.

 

2.1                                                          Marcel Mauss e l’economia del dono

 

Marcel Mauss formula nel testo “Saggio sul dono”, la teoria dell’economia del dono. Questa teoria nasce a partire da alcune ricerche etnografiche come lo studio del rituale potlach di Franz Boas e del Kula di Malinowski. La grande intuizione di Mauss non sta nel fatto che abbia intuito una sorta di economia basata sullo scambio di beni. La vera rivoluzione dell’economia sta nel fatto che Mauss aveva intuito quanto l’economia del dono non fosse solamente basata su oggetti intrinsecamente d’alto valore, o di oggetti necessari alla sopravvivenza, ma che nello scambio del dono fosse fondamentale il valore simbolico del dono. Lo scambio dei beni è per Mauss, uno dei modi principali per creare relazioni umane, o per creare ponti col divino se si considerano atti come il sacrificio o all’economia data dallo scambio di reliquie nell’Ottocento[1]. Secondo l’autore il meccanismo del dono si articola in tre momenti fondamentali: il dare, il ricevere (l’oggetto deve essere accettato) e il ricambiare. Il dono sebbene implichi una sorta di debito, l’obbligo di reciprocare, non ha modi e tempi rigidi di reciprocazione.

 

2.2                                                           Alvin Gouldner: universalità della reciprocità

 

Alvin Gouldner, antropologo e sociologo ridefinisce il concetto di reciprocità, inquadrandolo non solo come una norma implicita che è stata funzionale all’evoluzione e alla sopravvivenza dell’uomo primitivo, ma anche come principio di coesione sociale.

La pervasività di questa norma ha permesso ad alcuni di parlare addirittura di uomo-in-reciprocità o di homo reciprocus (Becker, 1950, p.1).

Scrive Hobhouse (1906, p.12) “la reciprocità pervade ogni aspetto della vita primitiva”, questa norma infatti è stata fondamentale alla sopravvivenza della specie secondo alcuni teorici, in quanto la reciprocità, il dare con l’aspettativa di avere un ritorno ha formulato nelle società primitive una rete di scambi di risorse funzionale alla sopravvivenza, ma per Gouldner questo non è tutto, è infatti in accordo con Simmel quando afferma che: “la coesione e l’equilibrio sociale non possono esistere senza la norma della reciprocità” (Simmel, 1950, p.387). Con Simmel non c’è più solo una funzionalità nella sopravvivenza della specie in discussione, ma anche la coesione e l’equilibrio sociale tra gli esiti della reciprocità.

Il pensiero di Gouldner si concentra sulla critica alle correnti relativiste della reciprocità, che postulavano una reciprocità come relativa solo ad alcune culture, al contrario Gouldner postula la reciprocità come universale culturale.

Gouldner scrive: “può essere ipotizzato che la norma di reciprocità è universale […] credo, che la norma di reciprocità non sia meno universale del tabù dell’incesto, sebbene, similarmente ad esso, può variare in base al contesto culturale e al periodo storico” (Gouldner, 1960, p.171).

Per Gouldner la norma di reciprocità ha due aspetti principali:

a)                     le persone dovrebbero aiutare chi ha aiutato loro in passato

b)                    le persone non dovrebbero danneggiare chi ha aiutato loro in passato

Gouldner distingue inoltre la reciprocità eteromorfica dalla reciprocità omomorfica, la prima prevede che “le cose scambiate possono essere diverse tra di loro in concreto ma dovrebbero essere equivalenti in valore”, mentre la reciprocità omomorfica “prevede che le cose scambiate dovrebbero essere in concreto simili, o identiche tra di loro” (Gouldner, 1960, p.172).

Gouldner propone, per parlare di reciprocità omomorfica, un esempio perfetto di reciprocità negativa: la lex talionis (o legge del taglione), principio di diritto utilizzato nelle popolazioni antiche per cui chi aveva prodotto un danno doveva subirlo in eguale misura, legge la cui “enfasi è stabilita non nello scambio di vantaggi, ma nella riproduzione dei danni” (Gouldner, 1960, 173).

Il principale dato che non ha preso in considerazione Gouldner, ma che è stato trovato dalla ricerca successiva sul concetto di reciprocità sta nel fatto che nello scambio di reciprocazione spesso non si tratta di beni equivalenti in valore, ma accade spesso che il valore dei beni scambiato sia diverso: uno dei due uomini-in-reciprocazione può dare più dell’altro. Infine un punto in cui Gouldner non focalizza sul suo articolo sta anche nel valore simbolico che possono avere i beni scambiati.


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[1]                Alla reliquia nell’Ottocento si attribuiva la capacità di produrre un contatto con le divinità. Alcuni storici notano come si sia verificato nell’Ottocento un curioso legame semantico tra religione e politica, Mengozzi osserva quanto il popolo nell’Ottocento consideri spesso simili il papa Pio IX e a Giuseppe Garibaldi, e così come c’era uno scambio di relique legate a personaggi religiosi, similmente accadeva nella politica del tempo, Mengozzi legge una sorta di economia del dono anche in relique di Garibaldi (Mengozzi, 2008). E’ questo un esempio di economia del dono a forte componente simbolica. Differentemente dalla preistoria, in cui il bisogno di procacciarsi del cibo era saliente, oggi è la componente simbolica ad avere la meglio nelle economie del dono.

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