12 Tecniche per Riconoscere i Disturbi del Pensiero in Psichiatria

luglio 13th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

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Il pensiero è un attività mentale volta alla risoluzione di problemi, che utilizza in funzione del contesto una serie di conoscenze acquisite. Il pensiero opera su delle rappresentazioni mentali più o meno astratte (concetti) in funzione di un sistema simbolico e di una logica di riferimento. Si tratta quindi di un’attività composita ed orientata, costituita cioè da stati successivi intermedi (concetti) che fluiscono ordinatamente da una premessa verso una conclusione (obbiettivo o finalità di pensiero). Organizzazione e finalizzazione sono dunque due aspetti che assumono un peso di rilievo nella valutazione delle modalità di pensiero. I pensieri (eventi psichici) possono essere concepiti quindi come una sequenza ininterrotta. Da ogni pensiero possono nascere una o più associazioni, che danno origine a ulteriori eventi psichici. Esistono poi alcuni fenomeno connessi all’attività di pensiero come la tendenza determinante, ovvero il  fenomeno per cui, all’interno della costellazione, un concetto assume la supremazia e determina la coerenza del flusso di pensiero verso la propria meta.

Come Riconoscere i Processi del Pensiero Disturbato.

La psicopatologia classica ha orientato l’osservazione verso due categorie di elementi:

  1. Gli aspetti formali: hanno a che fare con le modalità di codificazione e trasmissione del messaggio e coinvolgono gli aspetti basilari del pensiero, per cui se questi aspetti sono problematici, probabilmente influenzeranno anche il contenuto del pensiero.
  2. I contenuti del pensiero.

I due aspetti del contenuto-messaggio e della forma-codifica hanno delle connessioni reciproche: una loro separazione ha una funzione operativa solo dal punto di vista descrittivo.

 

I disturbi formali o della forma.

Non si può accedere in modo diretto ai processi di pensiero. L’esistenza di alterazioni formali viene dedotta indirettamente dall’osservazione e dall’analisi dalla comunicazione, in quanto si sostiene che vi sono rapporti stretti tra le modalità con le quali un messaggio viene codificato a livello intrapsichico e le modalità con le quali viene codificato a livello comunicativo. Tra i disturbi della forma del pensiero riconosciamo:

  1. Accelerazione: i processi associativi si svolgono con maggiore rapidità a scapito dell’efficacia comunicativa. Viene facilitata produzione di idee che si susseguono ma i pazienti sono incapaci di fissarsi su contenuti specifici; la direzione del pensiero non è mantenuta a lungo e nonostante i nessi logici conservati, essa muta continuamente direzione (distraibilità). La produzione è caratterizzata da un eloquio fluido, scorrevole, ricco e irrefrenabile (logorrea). Il paziente avverte una sensazione soggettiva di pressione nel parlare. Quando lo stato di accelerazione ideativa raggiunge la sua massima espressione clinica, tale da rendere molto difficile una valida comunicazione col paziente, si parla di fuga delle idee: la possibilità di associazioni valide scompare quasi totalmente e compaiono solo associazioni superficiali guidate da criteri di assonanza, somiglianza, rima. Il paziente può apparire del tutto incoerente. L’accelerazione di pensiero può essere un sintomo della mania, ma anche occasionalmente della schizofrenia.
  2. Rallentamento: i processi si associativi si svolgono con *accentuata lentezza; *bassa produttività, ovvero la persona non parla se non interpellata, ha poca iniziativa; *ridotta efficacia rispetto alle condizioni normali. Spesso la produzione non procede spontaneamente ma va sollecitata; è un disturbo solitamente accompagnato da inerzia motoria e riduzione dell’espressività mimica. Il paziente quasi soffre nel comunicare all’interlocutore e tende a dare risposte minime si\no. Il pensiero, benché diretto ad uno scopo, procede così lentamente, con una tale preoccupazione morbosa per pensieri tristi, tipici della depressione, che la persona può fallire nel raggiungimento di questo scopo. Questa condizione è vissuta soggettivamente come difficoltà nel prendere decisioni, mancanza di concentrazione e perdita di chiarezza nel pensare. Il paziente può lamentare perdita di memoria e sviluppare un’idea sovrastimata o delirante che i pensieri gli sfuggano dalla mente. Si verifica prevalentemente nella depressione.
  3. Ridondanza procedurale: perseverazione su contenuti di per sé utili, ma sui quali si indugia oltre il necessario. Il pensiero raggiunge il proprio obiettivo concettuale in modo tortuoso, lento, indiretto e con l’interferenza di idee secondarie. Il soggetto, pur mantenendo il filo del discorso, abbonda di elementi superflui, introduce dettagli inutili, ribadisce precisazioni scontate e apre parentesi che ostacolano il flusso. La finalità e la velocità rimane conservata ma le fasi intermedie per arrivarci sono decisamente ampie.
  4. Perseverazione: il paziente ripete in maniera stereotipata parole, idee, soggetti pur avendoli enunciati poco prima. Un’operazione mentale persiste anche quando si è esaurita la sua rilevanza impedendo quindi la progressione del pensiero, anche se la finalità viene preservata. E’ comune nei disturbi cerebrali organici
  5. Tangenzialità: il pensiero fluisce lungo un percorso marginale rispetto a quello percorribile normalmente per giungere alla conclusione. La stessa finalità è raggiunta in maniera marginale e i concetti esposti lungo tutto il percorso si trovano comunque sempre ad una certa distanza logica rispetto a quelli normalmente evocati. Un soggetto risponde a una precisa domanda in maniera solo marginalmente collegata al tema (risposta obliqua).
  6. Illogicità: il sistema dei concetti è soggettivo, come le connessioni tra di essi e l’arrivo alla conclusione non è comparabile con un sistema logico condiviso.
  7. Blocco: arresto inaspettato dell’eloquio a cui sottende un probabile arresto del flusso associativo. Il suo pensiero, in modo inaspettato e non intenzionale, si interrompe, nel mezzo della risoluzione di un problema o anche a metà di una frase. Non è causato da distrazione, né dal sopraggiungere di altri pensieri. Il blocco differisce quindi dalle più comuni esperienze di perdita del “filo del discorso” che si verificano in presenza di ansia. Neppure con l’introspezione è in grado di fornirne una spiegazione adeguata: semplicemente si verifica. La spiegazione che da la persona è solitamente delirante e fa riferimento a forze passive (come allucinazioni), ovvero un’entità esterna che lo controlla da fuori. Quando il blocco del pensiero è chiaramente presente, è un indice altamente suggestivo di schizofrenia e nei pazienti che conservano un certo grado di insight può rivelarsi un’esperienza terrificante.
  8. Il livello di astrazione: la capacità di astrazione riguarda la capacità di vedere un concetto particolare come appartenente ad un concetto molto più generale. Alcune persone possiedono una bassa capacità di astrazione e in questo caso, cadono nel fenomeno del concretismo, che riguarda una ridotta o assente la capacità di operare astrazioni e generalizzazioni e un’accentuata tendenza al riferimento alla singolarità concreta degli oggetti. È inoltre caratterizzato dall’impossibilità di fare ricorso al linguaggio figurato e metaforico (incapacità di interpretare proverbi e modi di dire). È un disturbo che può essere presente fin dalla nascita (oligofrenia) oppure può essere acquisito (demenze).
  9. Impoverimento: l’ideazione e quindi l’eloquio sono solitamente scarni e ridotti sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.
  10. Distraibilità: l’ideazione del soggetto è costantemente sollecitata in molte direzioni da stimoli di varia natura (sonori, visivi, intellettuali) che interagiscono fra loro e allontanano l’individuo da una linea ideativa principale.
  11. Associazioni per assonanza: i concetti non sono più associati secondo criteri logici ma attraverso assonanze sonore, giochi di parole, somiglianze linguistiche.
  12. Neologismo: sono usati durante l’eloquio termini inesistenti neoformati e spesso di significato incomprensibile

 

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