La definizione di menzogna in psicologia

ottobre 3rd, 2018 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo

Articolo di Katsiaryna Valko

La prima guida per identificare i segnali non verbali correlati alla menzogna è contenuta nei Veda Indiani[1] in un papiro che risale in un periodo compreso tra il 900 ed il 600 a.C. (Ayur-Veda). In quel periodo storico, uno dei problemi principali era quello di identificare gli avvelenatori, una categoria che certamente era costretta a mentire molto spesso. Nei Veda Indiani troviamo per la prima volta delle specifiche istruzioni per identificare gli avvelenatori: “un avvelenatore può essere riconosciuto. Non risponde alle domande, o da risposte evasive; utilizza nonsense, sfrega l’alluce a terra, trema, il suo volto impallidisce, si gratta la nuca con le dita e prova ad abbandonare casa a tutti i costi.”

L’attenzione dell’uomo nei confronti della comunicazione non verbale finalizzata al riconoscimento della menzogna ha dunque circa 3000 anni, ma solo di recente sono stati sistematizzati dei metodi standardizzati finalizzati al riconoscimento della menzogna basati sul linguaggio del corpo.

In questo capitolo saranno descritti i fondamenti scientifici per le tecniche riconoscimento della menzogna e il contributo che le tecniche di comunicazione non verbale danno per questa finalità.

Gli elementi costitutivi per una corretta analisi della menzogna richiede da un punto di vista metodologico:

1)      Una definizione chiara e univoca di menzogna

2)      Una definizione standardizzata dei metodi di analisi della comunicazione non verbale.

In assenza di questi aspetti, è possibile analizzare il fenomeno solamente in modo intuitivo.

Una definizione chiara e operazionalizzabile del concetto di menzogna in psicologia non è priva di complessità. Qualsiasi esperimento a riguardo dovrà infatti scontrarsi con un concetto, la menzogna che è difficile da verificare fino in fondo (specialmente quando si basa sull’espressione di opinioni, punti di vista, emozioni ed altri stati interni).

In questo paragrafo vedremo le principali definizioni di menzogna utilizzate nella ricerca psicologica e come esse possano essere d’aiuto nella comprensione del fenomeno.

Le definizioni più influenti di menzogna nel settore della psicologia focalizzano l’attenzione sul tentativo volontario di facilitare una falsa credenza in un target.

DePaulo definisce la menzogna come

“un tentativo volontario di incoraggiare una credenza od un concetto negli altri che l’emittente considera non vero” [1]

Secondo Smith, mentire è

“qualsiasi forma di comportamento la cui funzione è quella di fornire false informazioni o di privare di una vera informazione” [2]

Vrij[3], professore dell’Università di Portsmouth e tra i principali ricercatori del tema della menzogna invece pone un’innovazione nella definizione, includendo qualsiasi tentativo – riuscito o non riuscito – di creare una frase che il comunicatore ritiene non vero, ma anche la mancanza di preavviso del target della menzogna. Vrij definisce la menzogna come: “un tentativo deliberato, riuscito o non riuscito, senza preavviso di creare in un’altra persona una credenza che il comunicatore ritiene non vera.”

Le definizioni di menzogna dunque fanno riferimento a concetti complessi da analizzare come:

  • L’intenzionalità di una comunicazione
  • Ritenere vero o meno un certo fenomeno

La menzogna, in psicologia, è dunque molto più ampia della dichiarazione verbale di falso. Essa, infatti, include anche l’omissione delle informazioni (dissimulazione). Inoltre, è importante notare che le definizioni psicologiche di menzogna fanno riferimento a “qualsiasi comportamento” o “qualsiasi tentativo”. Mentire infatti non è semplicemente dichiarare un’informazione ritenuta falsa ma anche agire in modo tale da nascondere informazioni o farne credere altre.

Una persona che finga con i propri movimenti di essere infortunato, effettivamente mente anche senza fare nessuna dichiarazione verbale esplicita.

[1] De Paulo, B., Lindsay, J.J., Malone, B.E. Muhlenbruch, L., Charlton, K. & Cooper H. (2003). Cues to deception. Psychological Bulletin, 129(1), 74-118.

[2] D.L. Smith. (2001). Why We Lie: The Evolutionary Roots of Deception and the Unconscious Mind, New York: St. Martin’s Press, p.18.

[3] Vrij, Aldert. (2000). Detecting Lies and Deceit. Chichester: Wiley, p.6.

[1] Trovillo, Paul V. (1938). History of Lie Detection, 29 Am. Inst. Crim. L & Criminology p.849 (1938-1989).

Corso di Comunicazione Non Verbale

 

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