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Come Aumentare la Tua Autostima

 

Il concetto di autostima,  come il concetto di sé descritto nel capitolo precedente, è un argomento di cui si sente spesso parlare e che noi stessi spesso nominiamo e prendiamo in considerazione perché estremamente importante per  la nostra vita. Ma sappiamo veramente ed esattamente cosa si intende per autostima?

È necessario fare innanzitutto una distinzione tra questi due costrutti psicologici. Il , come abbiamo già avuto modo di vedere, fa riferimento a credenze neutre, puramente descrittive; al contrario invece il concetto di autostima si rifà a credenze valutative, ovvero che si riferiscono ad un nostro potere o ad una nostra mancanza di potere (Miceli, M., 1998).

L’autostima è quindi prima di tutto un giudizio, una valutazione vera e propria, positiva o negativa, del nostro “operato” in quanto individui.

“E’ il giudizio complessivo che una persona ha di se stessa e del proprio valore”(Myers, D.G., 2009). Esso si compone delle valutazioni date dal soggetto stesso ai ruoli sociali che esso assume nell’arco della sua esistenza. Sono quindi valutazioni su quanto è contenuto all’interno del concetto di sé (Pope, A., Mchale, S. e Craighead, E., 1992)

È stato dimostrato (Campbell e Lavallee, 1993) che l’ autostima influisce in maniera significativa su:

  • Cognizione;
  • Motivazione;
  • Emozioni;

Il livello di autostima e la stabilità di tale livello costituiscono, infatti, variabili fondamentali della personalità; proprio per questo rappresentano due dei più chiari segnali di benessere psicologico degli individui.

Ma come si struttura la nostra autostima?

Essa si evolve già dalla prima infanzia, per poi maturare e consolidarsi acquisendo nuove informazioni nel corso dello sviluppo successivo.

L’autostima, inoltre, dipende sia da fattori interni, cioè dagli schemi cognitivi della persona, dalla sua soggettiva visione della realtà e di sé stessa, sia da fattori esterni, come ad esempio i successi che otteniamo e la qualità dei “messaggi” che riceviamo dalle altre persone.

William James, infatti, definì “l’autostima come il rapporto tra il Sé percepito e il Sé ideale: il Sé percepito equivale al concetto di sé”, alla conoscenza oggettiva delle abilità e delle caratteristiche proprie soggetto; “mentre il Sé ideale è l’immagine della persona che ci piacerebbe essere” (Pope A., McHale S. e Craighead E., 1996, p.16). Secondo James  i livelli della nostra autostima dipendono dalla grandezza della discrepanza tra il sé percepito e il sé ideale. Maggiore sarà la distanza percepita tra i due concetti più basso sarà il livello di autostima sperimentato (stesso assunto della teoria della discrepanza del sé di Higgings) (ibidem). L’ampiezza della discrepanza è infatti sinonimo del grado di soddisfazione di noi stessi. In altre parole, “secondo la definizione di James, l’autostima sarebbe il risultato del confronto tra successi concretamente ottenuti e le proprie aspirazioni” (Duclos, G., 2007, p.34):

Autostima = Successo/ Aspirazioni o pretese

 “Così il nostro “sentimento di noi stessi” in questo mondo dipende interamente da ciò che ci aspettiamo di essere e fare. Ciò è determinato dal rapporto delle nostre attualità con le nostre supposte potenzialità; una frazione nella quale le nostre pretese sono il denominatore e il numeratore del nostro successo: così, Autostima = Successo / Pretese. Tale frazione può essere aumentata sia diminuendo il denominatore che aumentando il numeratore”  (James, W., 1901, p.229-230).

Tuttavia questo sistema è fortemente influenzato anche dall’ambiente circostante e dalle situazioni che si devono affrontare in quanto le persone sviluppano un’idea (giudizio) di sé in base a come sono viste dagli altri (Mancini, T., 2010)

Secondo Crocker e Wolfe (2001), invece, l’autostima è la somma di tutti i nostri schemi di sé e dei nostri sé possibili. In questo caso quindi gli aspetti salienti della propria autostima varieranno da persona a persona proprio in base agli schemi di sé ritenuti più importanti dal soggetto stesso.

Brown e Dutton (1994) si opposero a questa teorizzazione sostenendo un processo inverso a quello di Crocker e Wolfe. La loro teoria afferma infatti che è l’autostima globale, ovvero una valutazione generale di sé stessi, ad influenzare le specifiche percezioni di sé e non il contrario. (Myers, D.G., 2009).

Secondo Susan Harter (1983); ideatrice anche di una scala di misurazione dell’autostima, sono il successo strumentale e l’approvazione sociale la molla per i processi emozionali connessi con l’autostima (Pope, A., McHale, S., e Craighead E., 1996).

Anche Higgins nella sua teoria della discrepanza del sé (1989) si occupa del concetto di autostima. Infatti la discrepanza fra i tre aspetti del sé teorizzati starebbe alla base di alti o bassi livelli di autostima. Ogni discrepanza provoca un coinvolgimento emotivo più o meno rilevante. Questo dipende da quali sono i sé tra cui si è generata la discrepanza, infatti:

  • discrepanza tra Sé reale e Sé ideale: causa emozioni connotate da scoraggiamento, tristezza e delusione,
  • discrepanza tra Sé reale e Sé normativo: causa paura e ansia.

                                                                                         (Myers, D.G., 2009).

Anche se tutte queste teorie danno valenze più o meno diverse agli elementi costitutivi dell’autostima, tutte concordano sul fatto che essa si possa rappresentare come un processo circolare, un circolo vizioso (Ferraris, A.O., Bellaccio, D., Costabile, A. & Sasso, S., 1999). Ogni fattore è, infatti, concatenato all’altro e facilmente influenzabile da esso e pertanto anche facilmente prevedibile. Proprio per questo “gli individui tendono ad avere buona prestazione se hanno fiducia nelle loro abilità, e il successo porta a incrementare l’autostima. Lo stesso fenomeno si verifica nel caso di individui con bassa autostima, che continuano a scendere nelle prestazioni e nell’autovalutazione” (Ferraris, A.O., Bellaccio, D., Costabile, A. & Sasso, S., 1999,
p 293). Successi/insuccessi e visione positiva/negativa di sé si trovano in un rapporto biunivoco, influenzandosi vicendevolmente e perpetuando così questo circolo vizioso. La situazione diventa però particolarmente preoccupante in presenza di bassi livelli di autostima. Questi infatti faranno nascere nel soggetto forti sentimenti di avvilimento e scoraggiamento che possono impedirgli di rompere questo “sistema discendente” e che possono addirittura sfociare in stati emotivi legati a forme patologiche di ansia e depressione.

L’autostima può essere, inoltre, valutata su differenti ambiti. Cinque sono quelli principali: ambito SOCIALE (o interpersonale), SCOLASTICO, FAMILIARE, CORPOREO e GLOBALE (Pope A., McHale S. e Craighead E., 1996).

  • 1) AMBITO SOCIALE (o INTERPERSONALE):  in esso l’autostima dipende dalla soddisfazione nei rapporti con gli altri, dall’accettazione all’interno del gruppo e dai sentimenti riguardo a sé come amici degli altri.
  • 2) AMBITO SCOLASTICO: riguarda il valore di sé come studente che non necessariamente corrisponde al reale rendimento scolastico. Lo “standard di successo” che permette di avere una buona autostima in tale ambito è influenzato anche da compagni di classe ed insegnanti.
  • 3) AMBITO FAMILIARE: comprende il vissuto personale, il sentirsi considerati e sicuri dell’amore e del rispetto dei propri familiari.
  • 4) AMBITO CORPOREO: consiste nell’accettazione del proprio aspetto fisico. Per le ragazze è molto importante l’estetica, mentre per i ragazzi ha più rilievo la prestazione atletica.
  • 5) AMBITO GLOBALE: si basa su un’autovalutazione integrata di tutte le “componenti” della propria personalità, sono quindi apprezzamenti generici su sé stessi che si manifestano con atteggiamenti o affermazioni del tipo “ sono brava”, “mi piaccio”.

Il concetto di autostima può essere però ulteriormente suddiviso in due sottogruppi particolarmente importanti, ovvero sono quelli di “autostima globale” e “autostima specifica”. La prima viene definita “come un giudizio complessivo sul proprio valore” e la seconda come un”giudizio che riguarda un particolare settore auto valutativo” (fisico, intellettuale, morale, sociale, ecc.) (Miceli, M, 1998, p.91).

L’autostima globale non è necessariamente la risultante esatta della somma delle varie autostime specifiche. Delle persone infatti, pur ottenendo successi un po’ ovunque (autostime specifiche buone), provano comunque disprezzo verso se stesse non sentendosi mai veramente soddisfatte; e viceversa (Miceli, M., 1998). L’autostima globale inoltre è la responsabile del modo in cui affrontiamo le nuove situazioni. In questo caso infatti non possediamo ancora un’ autostima specifica attraverso la quale valutare  le nostre possibilità di successo insuccesso, e per questo sarà proprio il livello della nostra autostima globale a determinare i nostri atteggiamenti per far fronte ad una situazione finora sconosciuta. “Sarà proprio questa ad accordarci o non accordarci il credito necessario per imbarcarci nell’impresa, una fiducia generale nelle nostre capacità che modellerà un’ autostima specifica pertinente alla circostanza” (Miceli, M., 1998, p.98).

Anche l’autostima specifica può influenzare quella globale, nel momento in cui si prende in considerazione un dominio valutativo già conosciuto, importante per la persona e che presenti bassi livelli di discrepanza tra i suoi sé.

Anche se vicendevolmente influenzabili, questi due tipi di autostima sono indicatori di fenomeni diversi. L’autostima globale infatti è indicatore attendibile del livello di benessere psicologico degli individui, mentre quella specifica riesce a prevedere con alto grado di certezza i comportamenti degli individui in determinati ambiti (schemi di sé) e i loro relativi successi o fallimenti.

Autostima globale                  benessere psicologico

Autostima specifica               successo

  1. Kernis si è occupato invece del tema dell’instabilità dell’autostima nell’ambito di numerose ricerche. L’instabilità del livello dell’autostima può essere valutata:
  • su fluttuazioni a lungo termine. L’instabilità riflette infatti cambiamenti nel livello di base che si verificano lentamente e su di un lungo periodo di tempo
  • su fluttuazioni a breve termine. L’instabilità si manifesta con incrementi o decrementi temporanei, causati da specifici eventi che vengono utilizzati per l’autovalutazione.

Ai vari livelli di instabilità si possono associare differenti atteggiamenti quali elevata sensibilità agli eventi valutativi, aumento dell’attenzione alla propria valutazione di sé, eccessiva fiducia nelle fonti sociali di valutazione.

In conclusione quindi l’autostima quindi si sviluppa in un processo dinamico, integrato durante tutte le fasi dello sviluppo,  caratterizzato da “progressi repentini e regressioni temporanee” (Duclos, G., 2007, p 37).

di Eleonora Ceci

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