Come capire le emozioni osservando il linguaggio del corpo

Articolo di Alessandra Errichiello

Le emozioni costituiscono un aspetto fondamentale della vita dell’uomo e consentono di valutare e classificare le esperienze.

L’emozione è uno stato di allontanamento dallo stato di quiete dell’organismo dovuto ad alcune specifiche reazioni fisiologiche interne, ognuna delle quali configura una determinata risposta emotiva.

Queste modificazioni sono mediate da processi cognitivi, che mediano il rapporto con l’ambiente, valutano e danno significato a quanto sperimentato dal soggetto.

La valutazione cognitiva consente inoltre di attribuire un significato alle reazioni che l’individuo mette in atto.

Inoltre, per quanto riguarda il livello comunicativo ed espressivo, non è semplice modificare ed inibire la manifestazione delle emozioni, soprattutto quando queste investono in modo improvviso l’individuo. Ogni emozione fondamentale presenta una configurazione comunicativa proveniente sia da movimenti facciali che sono il canale espressivo privilegiato, sia da altre manifestazioni non verbali, come i movimenti corporei, l’assetto tecnico-posturale, il tono della voce, ecc.

Infine, le emozioni hanno un valore “situazionale”, in quanto queste assumono significato in relazione alla valutazione soggettiva e intersoggettiva che viene attribuita agli stimoli; le proprietà di uno stimolo di manifestare emozioni dipende dal significato che il soggetto attribuisce allo stimolo stesso.[1]

Si presume che esistano una serie di emozioni definite “primarie” e quindi fondamentali e le altre emozioni secondarie non siano altro che combinazioni di quelle primarie.

Verso la metà degli anni ’60, lo studioso S. Tomkins (1962), propose una lista di otto emozioni definite “effetti primari” , differenziati in effetti positivi (gioia, interesse, sorpresa) e negativi (paura, disgusto, rabbia, ecc).  Queste emozioni fondamentali furono da lui descritte come “risposte strutturate innate” ad una serie di stimoli, che si esprimono per mezzo di azioni fisiche. Anche per Tomkins  il volto era il canale privilegiato per l’espressione di tali reazioni.[2]

Negli stessi anni, anche il ricercatore R. Plutchick (1962) si dedicò allo studio delle emozioni primarie, tentando di fornire anche una base empirica per dare un nome alla moltitudine delle emozioni. Anch’egli identificò otto emozioni prototipiche, ma sottolineò inoltre che esse si possono descrivere a seconda di linguaggi diversi (soggettivo, comportamentale e funzionale).[3]

Mentre questi primi autori, nel corso delle loro ricerche, si sono focalizzati sull’aspetto dell’esperienza soggettiva delle emozioni, altri hanno studiato la valutazione degli input sensoriali per determinarne la valenza per la persona.

Come è stato messo in evidenza dalle teorie degli autori James (1884) e Cannon (1927)[4], l’emozione comporta una serie di cambiamenti interni all’organismo che fanno riferimento sia al sistema nervoso centrale, nel sistema simpatico e parasimpatico, che al sistema nervoso autonomo, oltre che al sistema endocrino ed ormonale.

A livello fisiologico, cervello attiva e regola gli aspetti fisiologici dell’esperienza emotiva e le aree implicate sono il sistema limbico ed i lobi frontali.  Le zone dei lobi frontali, destro e sinistro, svolgono funzioni diverse in relazione alle emozioni provate, le corteccia frontale sinistra svolge un ruolo rilevante per quanto concerne le emozioni positive, mentre quella destra ha un ruolo fondamentale per le emozioni negative. Inoltre, la corteccia frontale svolge compiti di organizzazione comportamentale e pianificazione.

Per quanto concerne il sistema limbico, l’ amigdala e l’ippocampo sono le parti del cervello più fortemente influenzate, a livello emozionale, dall’ambiente in cui l’individuo sperimenta sensazioni. L’ipotalamo è una zona del cervello che coordina il sistema nervoso autonomo e regola, tramite il sistema ormonale, diverse funzioni, ad esempio l’equilibrio della temperatura corporea. L’amigdala agisce innescando reazioni emotive rapide ed istintive, in risposta agli stimoli ricevuti. Essa funziona come un “archivio” della memoria emozionale nel quale sono depositati i significati degli eventi sperimentati. Studi hanno dimostrato che l’amigdala è il nucleo fondamentale per la memoria emozionale.

Il sistema nervoso autonomo (parte del sistema nervoso periferico, il quale mette in collegamento il sistema nervoso centrale con tutto l’organismo) è responsabile delle risposte vegetative (salivazione, dilatazione della pupilla, sudorazione, aumento della pressione sanguigna, ecc) che si attivano in concomitanza alla stimolazione emotiva.

Infine, il sistema endocrino, ha funzione di mediazione, integrazione e interazione tra il sistema nervoso centrale e quello autonomo.

Nonostante i decenni di ricerca e la quantità di teorie per concettualizzare gli stati emotivi e dividerli in categorie, non c’è ancora un accordo univoco su  quante siano le emozioni e se esse rappresentano sistemi discreti ed autonomi che si combinano, oppure se vi sia una variazione continua tra un’emozione ed un’altra. Sebbene alcune ricerche abbiano posto l’accento sull’esistenza di un certo numero di sistemi distinti nei quali rientrano le emozioni cosi definite “primarie” (ad esempio la paura) ad oggi anche sullo stesso significato di emozione primaria o fondamentale i pareri sono discordi.

Inoltre, nel caso della misurazione delle emozioni, nonostante queste possano essere definite da indici fisiologici, la denominazione stessa di un’emozione da parte di un soggetto, appare un’operazione sostanzialmente soggettiva ed opinabile.

Secondo alcuni le emozioni fondamentali sarebbero quelle espresse ed identificate universalmente, e processi di tipo reattivo specializzate dall’evoluzione ed aventi carattere di urgenza, in contrapposizione alle emozioni secondarie.

Tuttavia, tra gli studiosi sembrerebbe esserci un accordo condiviso nell’escludere dalla categoria delle emozioni concetti quali le sensazioni, l’umore e gli stati d’animo.

La misurazione degli stati emozionali è definito quindi come un processo complesso, che fa riferimento a tre modelli di analisi.  Il primo è il modello auto-descrittivo, e si basa sull’uso di aggettivi per descrivere lo stato emozionale provato dall’individuo. Uno degli strumenti di auto-analisi è la lista redatta da Plutchik (1995), comporta da otto aggettivi (felice, impaurito, ben disposto, arrabbiato, interessato, triste, sorpreso) dei quali il soggetto può indicare cinque livelli di intensità relativi ad ogni emozione.

Un secondo metodo da riferimento alle scale di valutazione del comportamento, attraverso le quali lo studioso si affida all’osservazione di classi di comportamento che possano essere indicative di determinati stati emotivi.

Un terzo metodo fa invece riferimento alle modificazioni fisiologiche e neuronali in relazione allo sperimentare una determinata emozione.

Corso Comunicazione Non Verbale

 

[1]Frijda N.H “The emotions”, Cambridge, England, Cambridge University, 1986

[2]Tominks S. (1962) “Affect, imagery, consciuoness” New York, Springer.

[3]Plutchick R. (1962) “The emotions: facts, teories and new models” New York, Random House

[4]Si fa riferimento alla “Teoria periferica delle emozioni” elaborata da W. James con la collaborazione di Lange (1984) e la “Teoria centrale” elaborata da  Cannon in collaborazione con Bard (1927)