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Comunicazione non verbale in ambito forense: applicazioni per l’interrogatorio

La conoscenza degli aspetti della comunicazione non verbale può essere utile anche in campo forense nell’interrogatorio.

In particolare, durante un interrogatorio possono essere messe in atto delle tecniche per attaccare le difese di un soggetto e colpire la sua emotività, arrivando così ad ottenere deposizioni più attendibili. La persona ascoltata, a qualsiasi titolo, deve essere inizialmente invitata ad esporre
spontaneamente quello che sa in riferimento al fatto, devono poi essere poste domande indirette a cui non si può rispondere con un sì o con un no, domande brevi, chiare, precise, comprensibili ed adeguate alle capacità intellettive, culturali e sociali dell’interrogato e tanto più si ottiene una
risposta mimica e non verbale, tanto più l’interrogante ha colpito il bersaglio.

Le regole dell’interrogatorio con la comunicazione non verbale

La prima regola di un interrogatorio è riuscire ad avere una conoscenza preliminare del soggetto con domande sulla sua vita in generale, in modo da
stabilire una relazione interpersonale emotiva sulla cui base potranno essere capite ed interpretate le notizie che successivamente si raccoglieranno.

Inoltre, le domande sulla famiglia, sulle amicizie, sul lavoro, permettono di definire la baseline da cui avrà origine l’analisi della comunicazione e successivamente della credibilità54.

Prendi il tuo tempo per l’analisi della comunicazione non verbale

La seconda regola è non avere fretta, chi interroga deve poter disporre del proprio tempo e deve trasmettere questa disponibilità anche all’interrogato,
il quale così non può puntare sulla tecnica del temporeggiare. L’interrogante non deve mai perdere la pazienza e deve mantenere il contegno anche di
fronte ad una spudorata menzogna.

Come fare un report di comunicazione non verbale durante l’interrogatorio

La terza regola dell’interrogatorio è verbalizzare le dichiarazioni rese a chi interroga, il quale deve ripetere a voce alta ciò che scrive poiché deve essere
condiviso dall’interrogato. È necessario verbalizzare anche il testo delle domande poste, poiché in fase di valutazione dell’attendibilità delle
dichiarazioni, verranno considerati anche gli eventuali fattori suggestivi.

Tuttavia, è fondamentale comprendere che le nostre aspettative di verità non hanno nulla a che vedere con la sincerità dell’altro. L’ambito di competenza
del vero e del falso non è delimitabile, pertanto nel condurre un interrogatorio, o nell’esaminare un testimone bisogna rintracciare la sincerità e non aspettarsi che tutto quello detto dal dichiarante corrisponda ad una verità supposta. A tal proposito è importante evidenziare il paradosso contenuto nell’articolo 497, comma 2, del Codice di Procedura Penale: si chiede al testimone di dichiarare che tutto quello che dirà è vero, senza considerare che ciò che crediamo essere vero, non è la verità.