Facial Action Coding System: la Scienza dell’Analisi della Comunicazione Non Verbale

Articolo di Alessandra Errichiello

Dato che si tratta di un sistema descrittivo e di valutazione, il metodo FACS deve rispondere ad una serie di requisiti psicometrici, quali, ad esempio, la validità e l’attendibilità metodologica, al fine di assicurare la veridicità dei dati esaminati.

Nel valutare l’attendibilità, si verifica se esaminatori diversi concordino tra di loro nel valutare le espressioni facciali. Questa valutazione può essere ponderata sulla base di un accordo raggiunto da giudici diversi nel valutare la medesima espressione, oppure delle valutazioni espresse dai individui inesperti e confrontate con i giudizi espressi da esperti.

Per quanto concerne questo primo indice, sulla base dei dati raccolti da Ekman e Friesen (1978) emerge che esaminatori inizialmente inesperti, dopo un periodo di cinque settimane, presentarono un indice di 2concordanza sia tra le loro valutazioni che con le valutazioni di esperti.[1]

Riguardo l’aspetto della validità del FACS, questa può essere valutata prendendo in considerazione due livelli: quello descrittivo e quello interpretativo. Per quanto riguarda il primo, si può verificare se i movimenti muscolari descritti nel FACS siano corrispondenti a quelli attivati dai fasci muscolari identificati.

Per quanto riguarda il livello interpretativo, gli autori hanno fatto riferimento al concetto di emozioni come “comunicazione-segnale” e per questo aspetto si è fatto riferimento ai mutamenti del sistema nervoso autonomo in concomitanza con la manifestazione dello stato emotivo. In un primo momento, sono stati misurati il battito cardiaco e la respirazione di soggetti invitati ad assistere a film piacevoli o spiacevoli e le manifestazioni facciali venivano registrate a loro insaputa. Dato che questo primo criterio consentiva unicamente di distinguere le emozioni in due categorie fondamentali (piacevole/spiacevole), Ekman e Friesen hanno analizzato in seguito anche i resoconti verbali delle emozioni vissute da parte dei soggetti, evidenziando che le indicazioni riportate nel FACS avevano anche un valore predittivo. [2]

Infatti, attraverso una rassegna degli studi condotti dal gruppo di Ekman e Friesen, è stata dimostrata la validità predittiva dello strumento: i punteggi ottenuti producono predizioni molto accurate delle emozioni segnalate dagli osservatori in più di 14 culture (Ekman 1998). I punteggi specifici di unità di azione mostrano una correlazione elevata con l’intensità dell’emozione sentita dai soggetti che esprimono l’emozione stessa e modelli specifici di attività fisiologica occorrono con specifiche espressioni facciali (Davidson et al. 1990).

Per quanto concerne l’analisi dei dati, il FACS fornisce diverse opzioni di codifica delle informazioni, che non sono da considerarsi come mutualmente esclusive ma possono essere utilizzate in base al tipo di ricerca che si intende effettuare.

Utilizzando un sistema di codifica di tipo “comprensivo”, ogni singola unità di azione identificata viene codificata, mentre nel sistema di codifica di tipo “selettivo”, solo alcune delle unità di azione vengono codificate, mentre le restanti che non sono considerate rilevanti ai fini di quanto si intende indagare, vengono ignorate.

In genere, un codificatore FACS impiega all’incirca cento minuti per decodificare un minuto di video, in relazione alla complessità dei movimenti facciali.

Alcune tipologie di ricerca richiedono che venga adottato un approccio di tipo “comprensivo”, ad esempio qualora si volessero indagare le espressioni univoche di imbarazzo. Attraverso tale approccio si analizzeranno sia le unità di azione indicatrici di imbarazzo che quelle che non sono comprese in questa categoria emozionale, identificando le determinate sequenze di azione coinvolte.

Quindi, l’approccio comprensivo del F.A.C.S. consente di rilevare che, ad esempio, l’emozione di imbarazzo sia associata a queste particolari sequenze di unità di azione (AU12 seguita da AU 24 e da  AU51+54).

Un approccio di tipo selettivo potrà invece essere utilizzato qualora il codificatore abbia un’ipotesi su specifiche unità di azione e sia interessato unicamente a specifiche regioni facciali. Tuttavia, anche quando si utilizza un approccio di tipo selettivo, sarà importante ai fini della codifica, registrare anche le unità di azione che sono state ignorate.[3]

Un ulteriore tipologia di approccio tiene in considerazione l’intensità con la quale le unità di azione si manifestano. La versione del F.A.C.S. del 2002 consente di di valutare cinque livelli di intensità. Ad esempio, gli autori  Deyo, Prkachin e Mercer (2004) hanno svolto una serie di studi per valutare la relazione funzionale tra l’intensità della relazione fisica del dolore e l’intensità delle unità di azione.[4]

Anche la ricerca nel settore informatico ed ingegneristico ha elaborato dei sistemi di rilevazione automatica dell’espressività non verbale. La Carnegie Mellon University ha elaborato un database per favorire lo sviluppo di metodi per l’analisi delle espressioni: il Cohn-Kanade AU- Coded Facial Expression Database. L’archivio contiene sequenze di pose facciali spontanee e non, ciascuna rappresentante uno stato emotivo specifico. Inoltre, il Dipartimento di Informatica di San Diego, nel 2006, ha messo a punto un ulteriore strumento: il Computer Expression Recognition Toolbox (CERT).

Gli Stati Uniti utilizzano simili tecniche in diversi settori ed anche nell’ambito della sicurezza pubblica. Anche nel nostro paese sono diversi gli ambiti in cui si registra un crescente interesse verso tali metodi, ad esempio l’analisi del comportamento non verbale nella selezione del personale, oppure nel settore commerciale per testare il gradimento di un prodotto. Inoltre, anche nell’ambito sanitario, in quanto il comportamento facciale-emozionale è considerato un ottimo punto di partenza per la comprensione di attività cognitive, del temperamento e della psicopatologia. [5]

Riassumendo quanto detto fino ad ora, è possibile affermare che nel metodo F.A.C.S. i gruppi muscolari vengono suddivisi in singole unità di azione, questi muscoli facciali si contraggono perchè attivati da determinati stimoli cognitivi. Alcune situazioni (come ad esempio l’essere sottoposti ad un interrogatorio in sede giudiziale) generano delle espressioni inconsapevoli e rivelatrici di determinate emozioni, che la persona potrebbe voler celare all’interlocutore.

Attraverso la visualizzazione a rallentatore del video del colloquio, l’analista FACS individua le specifiche unità di azione coinvolte nell’espressione del viso, identificandone sia la durata che l’intensità, che rappresentano due ulteriori indici da monitorare.

Solo in seguito a questa prima analisi, i dati ottenuti possono essere tradotti in elementi psicologici dotati di significato, utilizzando l’Emotional Facial Action Coding System, un dizionario attraverso il quale è possibile ricostruire l’emozione corrispondente ed il plausibile significato sottostante ad essa.

Per quanto riguarda l’impiego di tali metodi in ambito giudiziale e specificatamente ai fini dell’accertamento penale, il tema della prova scientifica in tale settore sembrerebbe essere una tematica controversa e ricca di ulteriori spunti di riflessione.

Corso Comunicazione Non Verbale

[1]Ekman P., Friesen W.V. (1978) “Motivation and Emotion” New York, Cambridge University Press

[2]Ekman P., Friesen W.V. (1978) “Motivation and Emotion” New York, Cambridge University Press

[3]Cohn J.F. Ambadar Z. Ekman P. “Observer- Based Measurment of Facial Expression With the Facial Action Coding System”

[4]Deyo, K., Prkachim, K.M., Mercer, S. R. (2004) “Development of sensivity to facial expression of pain” . In “Pain” pp.16-21

[5]Jelovcich (2010-2014)“Il Facial Action Coding System: pseudoscienza o metodo affidabile per accertare l’attendibilità del contributo dichiarativo?” Diritto penale contemporaneo)  pp.5-7