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gelosia definizione

Gelosia: definizione e riassunto dettagliato in psicologia

Gelosia: definizione in psicologia

La gelosia dal greco “zélos descrive la faccia intersoggettiva del desiderio in generale, è eros per l’altro e potere sull’altro. È il desiderio erotico in quanto competiamo con chi amiamo, lo invidiamo e ne siamo gelosi, è quell’intreccio infernale per cui da una parte ci identifichiamo con qualcuno (vorremmo essere come lui, o averlo tutto per noi), ma dall’altra ne siamo delusi”1

È uno stato d’animo complesso che rimanda ad una commistione di diverse emozioni quali: il desiderio, l’insicurezza, la paura dell’abbandono, la scarsa autostima, la fragilità, un attaccamento di tipo insicuro, la brama, la paura di poter perdere qualcosa che appartiene o di vederselo sottrarre dopo che è stato nostro.

La gelosia è il sentimento più antico

La gelosia cela un significato ardente di passione e amore incondizionato, come quello che s’instaura fin dai primi giorni di vita nel legame quasi simbiotico tra la madre e il bambino.

È il sentimento umano più antico dato che ha fatto comparsa con l’uomo un milione di anni fa che non come forma patologica infatti:

“la gelosia affonda le sue radici nelle angosce dei primi momenti di vita, quando inevitabilmente si rompe la perfetta sintonia tra madre e figlio. Ogni bambino percepisce con tutti i sensi le prime cure ricevute dalla madre: gli appare da subito bellissima, si sente circondato e avvolto dalla sua grazia. La percezione delle prime «note stonate» lo fa sprofondare in un baratro di enigmi terribili. Tuttavia, questa angoscia ha i suoi pregi: da una parte lo sollecita a comprendere le aspettative dell’altra persona, distinta da sé, e dall’altra lo spinge a rivolgersi verso l’esterno, ossia il mondo”

Il ruolo della madre nella spiegazione del concetto di gelosia

La madre comunque è sempre tormentata dal dolore di poter perdere questo legame d’amore con il proprio bambino, nel momento in cui quest’ultimo si allontanerà da lei, scoprendo di essere un individuo unico e singolo.

È importante che la madre svolga un lavoro su tale perdita, ovvero trasformi la sua gelosia in gioia per il futuro del piccolo. Questo è quanto viene citato dalla psicoanalista M. Blévis: “un lavoro che sarà di arricchimento se la gelosia viene superata, di impoverimento se essa viene negata o rifiutata”3

La sua esistenza è legata a concetti di evoluzione, protezione e crescita della specie. Con l’età moderna invece assume un altro significato, quasi negativo, dato che l’uomo teme di perdere qualcosa che in realtà gli appartiene in quanto incarna il male di vivere e il disagio umano davanti a tale sofferenza, fragilità,

“…vittima dei mostri dell’anima che offuscano le facoltà non come potenze venute dall’esterno, ma come spettri spaventosi, creati dalla stessa mente di chi li subisce. Indice di un mondo interiore chiuso su se stesso, il delirio di gelosia non è più passione umana bensì perdita di controllo su una realtà che muta troppo rapidamente”

La definizione di Gelosia secondo Shakespeare

Il personaggio che meglio esprime questo stato è l’Otello di Shakespeare, dove “[…]il palcoscenico del dramma diventa l’interiorità: il protagonista non agisce sulla base di elementi concreti, di effettivi tradimenti svelati, ma è vittima di se stesso […]”

o come afferma Iago nell’opera di W. Shakespeare; “un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre”

L’angosciosa gelosia di Otello dilaga in una paranoica paura di essere tradito dalla sua donna Desdemona e la uccide personalmente. Oggi il linguista Tullio De Mauro, nel suo “Dizionario della lingua italiana” (2000), definisce la gelosia come un

“Sentimento doloroso che nasce da un desiderio di possesso esclusivo nei confronti della persona amata e dal timore, dal sospetto o dalla certezza della sua infedeltà”.

Attraverso questa definizione è possibile comprendere come più che paura di perdere la persona amata, il geloso teme di non poter godere più di un′ esclusività affettiva.

Nonostante la sua accezione negativa, la gelosia rivela la presenza di sentimenti che alla base sono approvati e legittimi, come il sentimento d’amore, perché chi ama l’altro è portato in una certa misura anche ad esserne geloso.

La definizione di gelosia secondo la psicoanalisi di Sigmund Freud

La psicoanalisi prima fra tutte ha cercato di fornire una descrizione del fenomeno, individuando gli aspetti specifici lungo un continuum che procede dal normale al patologico.

Partendo da un’analisi del fenomeno storico e psicoanalitico Sigmund Freud per primo, in un saggio sulla gelosia del 1921, dopo aver identificato la normalità di tale processo, ipotizza che la totale mancanza di gelosia nella vita conscia determini una problematica a livello psichico inconscio, dato che tesa ad essere troppo intensa e intollerabile e perciò rimossa e relegata dalla memoria.

Le differenze tra gelosia normale, proiettata e delirante

In questo modo i casi di gelosia anormale sono disposti su tre diversi gradi o livelli:

  • gelosia competitiva o normale;
  • la gelosia proiettata;
  • gelosia delirante.

Dal punto di vista analitico sulla gelosia normale o competitiva non sembra essere particolarmente rilevante secondo Freud:
“[…] è facile constatare che essa è essenzialmente composta dall’afflizione, il dolore provocato dalla convinzione di aver perduto l’oggetto d’amore, dalla ferita narcisistica, ammesso che questa possa esser distinta dal resto; infine, da sentimenti ostili verso il più fortunato rivale, e da una dose più o meno grande di autocritica che tende ad attribuire al proprio Io la responsabilità della perdita
amorosa.

Anche se la chiamiamo normale, questa gelosia non è certo interamente razionale, ossia determinata dalla situazione attuale, proporzionata alle circostanze effettive e sotto il completo controllo dell’Io cosciente; anzi essa è profondamente radicata nell’inconscio, è la continuazione dei primissimi impulsi della vita affettiva infantile e trae origine dal complesso edipico o da quello
fratello-sorella del primo periodo sessuale”

Differenze tra gelosia normale e gelosia anormale, patologica

La gelosia normale è causata da un vissuto cognitivo-emotivo intriso di dolore, ansia e angoscia, di aver perso la persona amata, da sentimenti di rivalsa verso l’altro possibile rivale e da un atteggiamento autocritico nei propri confronti come causa della perdita della persona amata.

È la forma di gelosia in cui il soggetto dubita, sospetta, ma non arriva mai a rompere definitivamente con la persona amata. Ad un minimo sospetto sembra precipitare nel vortice incessante e dolorante del tradimento.

Non riesce a distinguere ciò che è reale da ciò che viene generato dalla sua fantasia angosciosa. Tutto ciò si traveste di una vorace distruttività sia verso se stesso, che verso colei che ama divenendo così vittima di “un teatro d’illusioni”9

La gelosia di secondo grado o livello, chiamata anche gelosia proiettata, insita sia nell’uomo che nella donna, viene generata dall’infedeltà che essi hanno attuato nella vita reale, o in base a spinte inconsce di infedeltà che sono state rimosse. È un processo attraverso il quale una persona gelosa che avverte in sé l’esistenza di tali spinte tenderà a proiettare sull’altro i propri desideri inconsci di tradimento, che sono inaccettabili per sé stesso in quanto trasgressivi e la sola idea di poter essere traditore è rifiutata.

La gelosia proiettata secondo Freud

Non a caso Freud cita Desdemona quale esempio di gelosia proiettata. La paura ossessiva dell’infedeltà dell’altro tende a nascondere in realtà i propri sensi di colpa verso l’impulso del tradimento.

Da ciò si desume come la possibilità che l’altro tradisca a volte è meno doloroso.

Per ultima e anche la più preoccupante è la gelosia delirante o delirio di gelosia che è quella paranoide. Rimanda al secondo grado di gelosia per similitudini nelle tendenze all’infedeltà che sono state rimosse, ma che secondo lo psicoanalista gli oggetti di queste fantasie sono dello stesso sesso del soggetto, per cui Freud afferma:

“[…]la gelosia delirante corrisponde a un’omosessualità che ha seguito il suo corso, e prende giustamente posto tra le forme classiche della paranoia. Come tentativo di difesa contro un impulso omosessuale troppo forte che tende a manifestarsi, essa potrebbe essere descritta (nel caso dell’uomo) mediante la formula: «Non sono io che lo amo, è lei che lo ama.» 10

È la forma più pericolosa proprio perché si caratterizza dalla convinzione incessante e paranoica dell’infedeltà del partner.

Le convinzioni sul probabile tradimento ad opera del compagno sono segno di una logica distorta e volta a immodificabili tesi e confutazioni di ogni genere.

Le sue idee sono del tutto svincolate da un dato di realtà, nonostante le evidenze della fedeltà del partner; e il paziente tende a rimanere inamovibile nelle sue convinzioni d’infedeltà.

La definizione di gelosia secondo Karl Jaspers

Secondo K. Jaspers si sintetizza nella impossibilità “[…] di ogni dialettica tra pensiero ed essere, soggetto e oggetto […]”

In tal senso si può intuire come la gelosia paranoide non è secondo Freud un puro e solo costrutto di delirio di riferimento, ma è legata, sul piano pulsionale (che il soggetto non vuole accettare) all’omosessualità.

Ma ciò che ipotizzava Freud in realtà è un aspetto legato ad una componente narcisistica perché

“[…] narcisista è chi ama non se stesso (non è il semplice egoista) ma un′ immagine di se stesso senza riconoscerla come tale”.

A tal ragione ciò che lo psicoanalista inizialmente aveva chiamato omosessualità “di fatto è l’infatuazione narcisistica per qualcuno che incarna noi stessi idealizzati”.

Il narcisismo è alla base della gelosia

L’Altro che in questa circostanza ricalca la parte idealizzata viene concepita come personaggio intruso alla coppia per la quale si nutre una sorta di gelosia che è necessaria nel mantenere vivo il desiderio.

Quest’ultima non la si vuole eliminare, ma creare un legame con esso in modo tale da poter instaurare una sorta di riconoscimento del valore del loro stesso sesso. In questa sorta di restaurazione del narcisismo secondo Freud non scompare la causa della gelosia perché se la si perde svanisce anche il desiderio.

Non possiamo limitarci ad affermare che tali sospetti possano essere indagati soltanto partendo da ciò che tali soggetti “proiettano all’esterno”, sugli altri, ma comprendere e riconoscere ciò che loro non vogliono riconoscere a loro stessi (tendenze all’infedeltà che sono state rimosse).

Quindi per Freud la gelosia viene meglio rappresentata attraverso l’immagine di un oggetto interno al soggetto o nell’altro, in una situazione a due che indica la presenza di una grave psicopatologia.

La definizione di gelosia secondo Breuer

Breuer lo spiega meglio attraverso una metafora:

“[…] circa il predominio della vita inconscia su quella conscia, la punta di un iceberg la cui parte più grande, invisibile, è costituita da più frequenti e vari fenomeni di gelosia coinvolgenti due
persone e un oggetto interno all’una o all’altra: un oggetto interno investito del significato emotivo
(spesso, se non addirittura sempre, basato sulla traslazione) di una persona reale, intera e separata”15

Per Freud, dunque, la gelosia delirante è la conseguenza di una forma di omosessualità latente che cerca di sprigionarsi.

Il terzo livello di gelosia sembra essere quello più distruttivo e patologico, dato che il soggetto-paziente tende a mettere in atto una sorta di pensiero delirante, fondato intorno ad una logica inesistente e fondato su rappresentazioni mentali costruite ad hoc su di uno scenario con un potenziale rivale e prove di una presunta infedeltà, che ovviamente non trovano riscontro nella realtà oggettiva in quanto inesistenti.

Ciò conduce i soggetti a interpretare erroneamente la realtà circostante, per cui tutto viene frainteso. Si verificano perciò dei veri e propri deliri di gelosia patologica, che dal punto di vista forense, oltre che clinico, è all’origine dei delitti passionali con la messa in atto di slanci violenti e impulsivi.

La spiegazione della gelosia secondo Freud

Secondo Freud (1921) essere gelosi è normale, è un sentimento forte che si radica e solidifica fin dalla nascita ovvero quando il bambino ha il bisogno di essere amato in modo esclusivo dai propri genitori. Ciò spiega la rivalità tra fratelli e sorelle nel contendersi l’amore nei loro confronti, così come la gelosia edipica nei confronti del genitore del sesso opposto, caratteristica peculiare nel processo di identificazione.

Secondo lo psicoanalista il modo in cui questi sentimenti verranno gestiti durante la fase di crescita condurrà alla capacità di saperli gestire da adulti.

Il riassunto completo del concetto di gelosia secondo Karl Jaspers

Lo psichiatra tedesco K. Jaspers nel suo primo saggio sul “Delirio di gelosia” analizza la gelosia secondo due concetti chiave: come sviluppo di una personalità o come processo psichico.

Con il termine “sviluppo” allude a tutti quei cambiamenti psicologici che avvengono all’interno di una personalità, mentre con il termine di “processo psichico” fa riferimento a quell’insieme di aspetti che si discostano dalla personalità sottostante per apportare modifiche nella dimensione psichica di un determinato soggetto.

Nel caso in cui il delirio di gelosia si presenta in maniera strutturale e lenta si parla di sviluppo, mentre se si parla di processo, come ad oggi viene definito, si realizza in un momento specifico e senza apparenti cause esterne. L’approccio fenomenologico utilizzato per la sua comprensione fu innovativo per l’epoca, perché si basava sullo studio introspettivo ed empatico, rivolto al sintomo stesso in modo oggettivo, cercando di analizzare e comprendere come il soggetto si comportasse davanti al proprio delirio e quale visione avesse del mondo circostante.

La gelosia, la manipolazione mentale ed il narcisismo

Infatti in questo caso il paziente guarda l’altro come un soggetto maligno, falso, manipolatore; e il mondo diventa specchio di una interpretazione errata e inevitabilmente falsa oltre che inamovibile, legata al suo pensiero distorto e inflessibile.

L’individuo sembra perdere completamente la capacità di riflettere sui propri pensieri, dato che vai senza passare attraverso un vaglio di possibilità, “urtiamo contro ciò che è irrimediabilmente perduto nella non verità”.

L’essere geloso mette a nudo un soggetto ferito, che ha perso il controllo di sé e del mondo circostante, con il rischio di perdere l’integrità del proprio sé.

Il soggetto perde la capacità di agire e reagire in quanto la rappresentazione della realtà è completamente distorta. K. Jaspers afferma che la

“condizione psichica abnorme […] mostra la distonia tra la logica del soggetto e quella del mondo […]” (gelosia definizione)

Le differenze tra gelosia psicologica, patologica e gelosia delirante secondo Jaspers

Lo psichiatra introduce una netta distinzione tra:

  • gelosia psicologica e gelosia morbosa;
  • gelosia delirante e delirio di gelosia.

Ciò che le contraddistingue è che nelle prime due tipologie di gelosia la capacità critica permane, dato per cui il soggetto sa valutare se stesso e il mondo; nella gelosia delirante si riscontra una sorta di impossibilità di critica circa il proprio pensiero, che diventa ancora più grave e sistematizzata nel delirio di gelosia.

La definizione di gelosia secondo Kraepelin

Emil Kraepelin, autore del “Compendio di psichiatria”, inserisce il delirio di gelosia tra le forme parossistiche della paranoia. Esso troverebbe terreno fertile in quel “sistema delirante, permanente e incrollabile, accompagnato dalla preservazione di un pensiero chiaro (cioè non confuso) e ordinato (cioè non dissociato)” (gelosia definizione) proprio dei soggetti paranoici. Anche Freud,
nel suo contributo al problema della gelosia del 1922, riconduce questa forma di deliri alla paranoia.

Ciò che Jaspers intende dire è che tali deliri si formano in modo endogeno al paziente, senza essere determinati da un evento concreto in particolare:

“l’incrociarsi degli sguardi, rumori sospetti, il disordine in una stanza, l’arrossire e l’insicurezza della moglie, le visite, ecc. costituiscono spesso motivi sufficienti per le conclusioni più estreme. È chiaro che tali eventi non sono da considerarsi causa della gelosia, ma mostrano che una gelosia preesistente era alla ricerca di motivazioni, che ha trovato. Tuttavia, la gelosia latente può essere alimentata da “osservazioni” casuali di questo tipo”.

Il tema della gelosia paranoide (definizione)

A tal proposito dunque ci chiediamo: la gelosia paranoide può esser classificata come malattia mentale, o è una caratteristica normale insita in ognuno di noi?

Può essere rintracciata come forma di malattia mentale quando il soggetto afferma con certezza l’infedeltà del partner, al contrario del geloso nevrotico, che è pur sempre dilaniato dal dubbio circa l’infedeltà del partner, ma senza averne la certezza dell’accaduto.

Secondo una visione psicoanalitica più moderna, la gelosia nasconde anche una sorta di desiderio e allo stesso tempo di paura di vedere l’amato tra le braccia dell’altro. È ciò che desideri inconsciamente in quanto fonte di desiderio inconfessabile, ma che proietti all’esterno attraverso il timore di poter perdere del tutto l’altro attraverso la veste di un sentimento malato della gelosia. In questo caso si tratta “di una fantasia erotica cosciente, mentre quello che Freud chiama inconscio sono appunto fantasie che invertono ciò che si crede di desiderare”

Questo articolo sulla definizione di gelosia è di Alexa Roscioli
.

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