La Personalità secondo Cattell e Eysenck: la teoria dei tratti

Una teoria dei tratti può essere definita come un sistema formalizzato che cerca di descrivere e di misurare le differenze esistenti tra le personalità degli individui. (…) Le teorie dei tratti si fondano principalmente sui metodi della psicometria. (…) Gli psicologi che adottano questo approccio allo studio della personalità si propongono di identificare le dimensioni fondamentali lungo le quali le personalità degli individui si differenziano, servendosi a questo scopo di metodi quantificativi, psicometrici, non viziati (almeno in linea di principio) da alcuna pregiudiziale teoria. (Gray 1997, 725)

Secondo tale teoria, il tratto è un aspetto specifico e innato di una persona, non dell’ambiente. Quindi un individuo manterrà inalterato un proprio tratto nonostante si rapporti ad ambienti diversi. Sarà, invece, il comportamento, manifestazione oggettiva di un tratto, a risentire dell’influenza data dall’interazione tratto-ambiente. I tratti sono dimensioni che seguono un continuum (ad es. volendo misurare l’aggressività in un numero grande di persone, i risultati indicheranno che la maggior parte delle persone si raggruppa intorno al valore centrale, mentre un numero ridotto si ritroverà agli estremi). I tratti non sono direttamente osservabili, bensì sono inferiti dai comportamenti e dalle risposte a questionari. La teoria dei tratti individua i tratti superficiali (inferendoli direttamente dai comportamenti specifici), dai quali identifica quelli originari ottenuti da più tratti superficiali convergenti.

Cattell raccolse un numero elevato di dati relativi a una grande quantità di tratti superficiali su un campione molto ampio. Attraverso dei metodi statistici identificò i tratti superficiali altamente correlati tra loro, capaci, quindi di indicare un tratto originario comune.

Cattell si propose di identificare i tratti originari (o nella sua terminologia, i fattori della personalità) che meglio erano in grado di spiegare le differenze tra persone, e cercò di sviluppare un metodo per misurarla. (Gray 1997 727)

Cattell individuò 16 tratti originari e sviluppò un questionario per misurarli: 16 PF Questionnaire, dove per PF sta per fattori della personalità. Il questionario è composto da circa 200 affermazioni alle quali il soggetto può rispondere: sì, a volte, no. Ecco i sedici tratti originari identificati da Cattell:

  • socievole – non socievole;
  • intelligente – ottuso;
  • emotivamente stabile – instabile;
  • dominante – sottomesso;
  • allegro – malinconico;
  • coscienzioso – inaffidabile;
  • spavaldo – timido;
  • sensibile – insensibile;
  • sospettoso – fiducioso;
  • fantasioso – pratico;
  • scaltro – ingenuo;
  • incline al senso di colpa – rigetta il senso di colpa;
  • radicalismo – conservatorismo;
  • autosufficienza – adesione al gruppo;
  • autodisciplina – mancanza di volontà;
  • teso – rilassato

Anche Eysenck sviluppò una teoria dei tratti simile a quella di Cattell, individuando, però, un numero di tratti originari decisamente inferiore a quelli identificati da quest’ultimo. Il questionario Eysenck Personality Inventory, permetteva di stabilire dove i singoli soggetti si collocavano lungo le dimensioni introverso-estroverso e nevrotico-stabile.

I più recenti psicologi della personalità con approccio psicometrico trovano la teoria di Cattell troppo complessa con tratti che si ripetono, e quella di Eysenck troppo riduttiva. Sono giunti, quindi, all’identificazione di cinque fattori della personalità, i Big Five:

  • estroversione – introversione
  • nevroticismo – stabilità;
  • disposizione alla concordia – all’antagonismo;
  • coscienziosità – mancanza di principi;
  • apertura – chiusura
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