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L’ipnosi “spegne” le aree del cervello della paura

Poche terapie contro la paura possono vantare una storia così lunga come l’ipnosi.

Per molti l’ipnosi nasce nell’Antica India ed arriva fino ad oggi. Nell’anno 2020 i neuroscienziati studiano gli effetti dell’ipnosi del cervello mediante la risonanza magnetica funzionale e trovano risultati incoraggianti.

Sono cose che sapevamo, l’ipnosi terapeutica ha una storia lunghissima. La pratica ci suggerisce che funziona. Ma è spesso sottovalutata. Forse perché tutti noi che studiamo Freud, anche nelle scuole superiori, abbiamo appreso che Freud aveva abbandonato l’ipnosi.

Certo, Freud aveva abbandonato l’ipnosi perché non funziona contro l’isteria.

Ma l’isteria è dura da sconfiggere.

Freud aveva abbandonato l’ipnosi, ma Freud faceva l’ipnosi con suggestione diretta.

Insomma, Freud non applicava l’ipnosi moderna.

L’ipnosi spegne le aree del cervello dedicate alla paura

L’ipnosi non va bene per tutto. Certo, è una terapia naturale che non ha effetti collaterali. In linea di massima è sconsigliabile nei disturbi psichiatrici e dissociativi. Non è efficace per i disturbi della personalità. Non funziona in questi casi.

Ma uno degli elementi su cui funziona meglio è sicuramente sconfiggere la paura.

Le fobie sono diffusissime nella popolazione. Si stima che circa una persona su venti sia fobica. La paura è un’emozione che nella maggior parte dei casi ci salva. In linea teorica serve a farci evitare un danno.

La paura è una emozione primordiale.  Nasce in epoca primitiva quando dovevamo evitare il pericolo imminente.

Oggi, che viviamo in una società più sicura, nascono paure del tutto psicologiche. Paure che non si associano ad un vero e proprio danno.

Pensa alla fobia dei bottoni, delle nuvole o dell’aereo.

Il momento più rischioso in un volo aereo è la strada che percorri per arrivare in aeroporto. Gli incidenti stradali sono infatti di gran lunga più probabili di quelli aerei.

Insomma, la paura non è sempre associata al vero rischio di subire un danno fisico o psicologico.

Ci siamo evoluti e quando non c’è grande spazio per le paure del danno fisico, avanzano quelle psicologiche.

L’ipnosi cura la fobia

Esistono delle strutture del cervello che si attivano di più nella paura come

La sfida di Halsband e Bond (2015) era la seguente. L’ipnosi può spegnere queste aree nei soggetti con fobia del dentista?

Se sei curioso dei dettagli, leggi la ricerca completa qui.

Ma in breve la risposta è qui. La paura del dentista può essere compromettente, perché come puoi immaginare l’odontoiatria si occupa di tutta la salute della bocca. E dalla salute della bocca dipende anche la salute di tutto il corpo.

Questo studio è incredibile perché utilizza la risonanza magnetica funzionale per studiare la fobia di persone sottoposte ad intervento odontoiatrico.

Per testare l’ipotesi, i ricercatori hanno usato un video pieno stimoli fobici. Insomma, chi aveva paura del dentista non poteva che provare paura nel vederli. Questa ipotesi è stata testata senza ipnosi su persone con fobia ed hanno verificato che effettivamente andava ad attivare le aree del cervello della paura.

Tutto ciò non succedeva in chi non ha paura del dentista.

A seguito di una – cito testualmente – breve sessione ipnotica, la misurazione era ripetuta. Le persone con fobia del dentista non attivavano più le aree della paura.

Vedi cosa succede per esempio alla corteccia cingolata anteriore. Nell’immagine a destra – e cioè nella condizione di ipnosi – la vedi molto meno attiva.

corteccia cingolata anteriore ipnosi fobia

L’ipnoterapia è dunque tra le terapie di maggiore efficacia per ridurre gli effetti della paura. E questo per paure specifiche come può essere quella di un intervento chirurgico può essere molto interessante. Perché permette alle persone di curarsi da un punto di vista medico. La “fobia del dentista” è molto comune, e pensa a quanto possa essere impattante sulla salute di una persona.

Ancora una volta, l’ipnosi funziona. Ma va sostenuta in ambito scientifico.

Se vuoi saperne di più sull’ipnosi ti invito alla nostra prossima conferenza sull’argomento. Ti aspetto

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