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non so esprimere le emozioni

Non so esprimere le emozioni. Quando la causa è il trauma

Oggi Daniela Moschetto ci parla di alessitimia: il nome tecnico che riguarda chi non sa più esprimere le emozioni. A volte il motivo è di natura traumatica. Studiamo che cos’è l’alessitimia e come si verifica.

Alessitimia è il nome tecnico per “non so esprimere le emozioni”

Il costrutto di alessitimia si riferisce a un deficit nella capacità di regolare gli affetti che, a seconda del suo grado di strutturazione, può coinvolgere interamente la vita dell’individuo e la sua modalità di esperire il corpo, il mondo interno e le relazioni con l’ambiente esterno. L’alessitimia si manifesta sostanzialmente per la presenza di:

  • Difficoltà nell’identificare le emozioni e nel saperle distinguerle dalle sensazioni corporee che si accompagnano a una reazione emotiva;
  • Difficoltà nel descrivere verbalmente le proprie emozioni;
  • Processi immaginativi limitati;
  • Pensiero orientato all’esterno.

La descrizione dell’alessitimia ha origine dalle osservazioni cliniche su pazienti affetti da malattie psicosomatiche classiche (ulcera, colite ulcerosa, ipertensione, asma). 

La definizione di alessitimia

Fu infatti Sifneos (1967) a coniare il termine alessitimia per riferirsi ad una marcata difficoltà ad identificare le emozioni, a uno stile comunicativo caratterizzato da forte attenzione ai dettagli, ad una creatività limitata e ad un’immaginazione povera di contenuti e di spunti.

L’introduzione del costrutto di alessitimia ha indotto clinici e ricercatori a distinguere due concetti spesso presentati come sinonimi:

  • le emozioni, ovvero la componente biologica degli affetti;
  • i sentimenti, cioè il prodotto della rappresentazione psichica delle emozioni.

Alessitimia e mentalizzazione: due processi interconnessi

La capacità di tradurre l’emozione in sentimento non avviene in maniera automatica, si tratta di un processo che si sviluppa nell’ambito di relazioni primarie “sicure”, cioè in quel background relazionale che favorisce la maturazione della “mentalizzazione”

(Fonagy, Target, 2001), ovvero di “quella forma di attività mentale immaginativa che comporta il percepire e l’interpretare il comportamento come connesso con stati mentali intenzionali quali bisogni, desideri, sentimenti, credenze, obiettivi, scopi e motivazioni”.

Cosa significa mentalizzare le proprie emozioni

Mentalizzare le proprie emozioni significa non solo avere piena chiarezza dell’esperienza emotiva, ma sentire anche con chiarezza un’emozione nel momento stesso in cui viene vissuta grazie a un processo di integrazione fra mente e corpo, fra le reazioni fisiologiche e l’elaborazione cognitiva ad esse collegata.

Come funziona l’alessitimia

Molti studiosi preferiscono concettualizzare l’alessitimia come condizione di un più complesso disturbo nella regolazione degli affetti. Riferirsi all’alessitimia in termini di disregolazione affettiva permette di cogliere la complessità e la multidimensionalità di un fenomeno che non può essere compreso unicamente nelle sue determinanti biologiche o nei meccanismi psicologici sottostanti, senza alcun riferimento allo storia evolutiva e relazionale del soggetto.

Tale approccio evolutivo-relazionale all’alessitimia ci permette di sostenere che le difficoltà dell’alessitimico ad identificare e a regolare le emozioni conseguono da sistemi relazionali traumatici di mancata sintonizzazione affettiva da parte delle figure di accudimento.

Alessitimia e dipendenza: non so esprimere le emozioni

A partire dai risultati delle loro ricerche sulle dipendenze, Caretti, Craparo e Schimmenti (2010) hanno riscontrato che i comportamenti additivi rappresentano delle misure difensive di natura dissociativa finalizzate a regolare, seppur in maniera disfunzionale, vissuti affettivi insostenibili e dolorosi riferibili ad attaccamenti traumatici. L’attaccamento traumatico comprende un sottoinsieme di traumi interpersonali associati a una relazione di attaccamento insicuro o disorganizzato a partire dall’infanzia. La ricorsività di tali esperienze relazionali pone forti limiti alle capacità di mentalizzazione del bambino, procurando disintegrazione mentale e psichica.

Mentale perché alla base ci sono dei circuiti cerebrali che non sono integrati. Oppure, al momento di una tensione emotiva, tendono a essere inibiti ostruendo l’efficienza di processi superiori che hanno un ruolo primario nella mentalizzazione.

Invece nella disintegrazione psichica, il Sé si enuclea a partire da reazioni emotive di rabbia o paura che conducono a set interni e di azione incoerenti e strategicamente inefficaci, il cui emblema sono le manifestazioni disastrose di traumi infantili.

Alessitimia e Disturbo post traumatico da stress (DPTS): quando la causa di non sapere esprimere le proprie emozioni è il trauma

Condizioni alessitimiche sono state rilevate in associazioni a sindromi post-traumatiche in casi di violenza fisica da abuso e stupro. Nel lavoro clinico con soggetti traumatizzati, spesso ci si accorge della loro difficoltà a entrare in contatto, in maniera adeguata, con la vergogna (Wurmser, 1996). Questo sentimento si presenta in tutte quelle situazioni relazionali in cui il soggetto sperimenta un senso di impotenza nei confronti dell’altro. Questo lo induce a ripiegarsi su sé stesso, a reagire con aggressività o a sviluppare stati disforici.

Per Bateman e Fonagy (2006), la funzione adattiva della vergogna è strettamente associata alle capacità di mentalizzazione del soggetto. Quando è deficitaria la mentalizzazione, la vergogna può assumere le caratteristiche di un sentimento distruttivo per lo stesso soggetto.

 

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