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trauma psichico definizione

Trauma psichico: definizione

Questo articolo di Daniela Moschetto tratta il tema del trauma psichico (definizione)

Il trauma in ambito biopsicosociale

Il concetto di trauma è oggi inteso come danno biopsicosociale correlato a un evento negativo.

Plutarco e Burton si resero conto che un improvviso e imminente pericolo poteva elicitare drammatiche reazioni corporee ed emotive.

La nevrosi traumatica definita dal 1980 come Disturbo Post Traumatico da Stress è classificata come un disturbo d’ansia.

L’ipotesi eziopatogenetica del DPTS è chiara: vi è una maggiore vulnerabilità alla sindrome post-traumatica da parte di chi ha una storia di traumi che hanno provocato una dissociazione strutturale della personalità predisponendo quest’ultima come difesa elettiva per non entrare in contatto con i contenuti affettivi presenti nella parte emozionale della personalità elicitati da uno stressor attuale.

Un aspetto che rende complesso il quadro clinico del DPTS è la presenza di un deficit nella regolazione degli affetti di origine traumatica (van derHart, Nijenhuis, e Steel, 2011).

In virtù dell’importanza riconosciuta alle emozioni e al corpo il trattamento di questo disturbo deve attenzionare tutti quegli stati emotivi soprattutto la vergogna e la colpa associati all’esperienza traumatica.

Il trauma psichico (definizione) è alla base del Disturbo Post Traumatico da Stress

Il trauma psichico è riconosciuto come l’elemento eziologico primario nel DPTS da cui originano i sintomi dell’iperattivazione fisiologica, dell’irritabilità, dell’ottundimento emotivo e della riesperienza traumatica.

Il significato di trauma secondo Freud

Nel testo “Introduzione alla PsicoanalisiFreud, delinea il trauma psichico come una reazione emotiva incontenibile in cui il soggetto sperimenta un vissuto di terrore con un intenso sentimento d’impotenza e d’inadeguatezza (Breurer, Freud, 1967).

L’assenza d’abreazione dei vissuti traumatici determina l’indebolimento psicologico e quindi l’origine dell’isteria.

I sintomi isterici rappresentano un ritorno del rimosso a cui l’Io reagisce attivando operazioni difensive.

Il pensiero freudiano si concentra maggiormente sull’intrapsichico, sulla valorizzazione della fantasia inconscia e dell’angoscia traumatica.

Come suggerisce Freud, la cura non deve limitarsi a raccogliere informazioni sui fatti così come sono accaduti (verità storica), ma deve piuttosto comprendere il vissuto interiore (fantasie inconsce) associato all’evento stressante.

Il trauma secondo Jung

La convinzione che l’effetto traumatico vada ricercato non tanto nell’evento in sé quanto nel suo significato inconscio trova in quegli anni il consenso di Carl Gustav Jung per il quale “le fantasie possono avere un effetto altrettanto traumatico dei veri traumi”. L’inconscio a cui fa riferimento Jung (1975) ha una natura archetipica.

Gli archetipi rappresentano il nocciolo dei complessi a tonalità affettiva descritti come unità funzionali di base in cui stati percettivi e mentali si aggregano intorno a una specifica emozione.

Nei traumi l’emozione che persiste è l’angoscia primitiva e non simbolizzata, ovvero, non rappresentabile mentalmente; il complesso traumatico agisce attivando difese dissociative per contenere la forza disgregante dell’angoscia archetipica.

Limite della teoria junghiana è il non aver approfondito la dimensione relazionale dei traumi psichici.

Il significato di trauma per Ferenczi

Ferenczi (1982) fa riferimento ai traumi relazionali come il fulcro della psicopatologia sia infantile che adulta.

Da Ferenczi in poi gli effetti traumatici di un evento stressante vengono associati alla vulnerabilità psichica che trae origine da relazioni primarie non contenitive.

Winnicott e la sua definizione di trauma

Uno dei contributi più originali è quello di Winnicott (1974), il quale sostiene che un bambino non può esistere da solo, ma è essenzialmente parte di un rapporto.

Carenti capacità di holding (funzione di contenimento empatico del genitore) e di handling (cure e attenzioni fisiche da parte della madre) sono vissute in modo traumatico dal bambino, traducendosi in vere e proprie angosce traumatiche.

Trauma e dissociazione (scissione del trauma)

Ciò comporta una profonda scissione fra il vero Sé psicosomatico e il falso Sé mentale. Un atteggiamento materno sufficientemente buono sostiene lo strutturarsi nel bambino di un’identità coesa.

La funzione di sostegno dell’accudimento materno è fulcro del costrutto di trauma cumulativo proposto da Masud Khan (1979).

Trauma secondo Bion e Klein

L’idea che la vulnerabilità psicopatologica sia collegata alle incapacità di contenimento delle figure genitoriali nella relazione con l’infante viene condivisa anche da Wilfred Bion e da Melanie Klein.

  1. Klein (1972) riconosce già nel lattante l’esistenza di una fantasia inconscia, di un mondo interno popolato dai rappresentanti oggettuali delle due pulsioni.

L’attività mentale del bambino è caratterizzata dalla relazione fra questi oggetti vissuti come reali dotati di proprie motivazioni e intenzioni e dell’Io.

Il bambino incapace nei primi mesi di distinguere il mondo interno dalla realtà esterna e il corpo dalla mente è portato a interpretare le sensazioni corporee associate alle tensioni indotte dai bisogni corporei in termini oggettuali.

L’emergere di sensazioni di dolore vengono vissute come risultato dell’azione di un oggetto parziale totalmente cattivo e la sensazione corporea di soddisfacimento come prodotto dell’intervento di un oggetto parziale totalmente buono.

La figura materna ha, secondo l’autrice, la funzione importante di modulare nel lattante l’azione distruttiva della pulsione di morte e protettiva della pulsione di vita e dei rispettivi rappresentati oggettuali.

  1. Bion (1972) introduce il costrutto di rêverie materna, ovvero di contenimento materno dell’angoscia proiettata dal lattante attraverso il meccanismo psichico dell’identificazione proiettiva.

Secondo Bion un’adeguata funzione materna si esprime in un processo di introiezione e metabolizzazione da parte della madre dell’angoscia proiettatale dal bambino e di restituzione della stessa emozione in una forma che il bambino riesce a tollerare.

Nei casi in cui la madre fallisce nel contenere le angosce del bambino ciò che rimane di queste angosce è una paura senza significato che turbala stabilità mentale del figlio e la sua capacità di regolazione emotiva.

Le 6 componenti del trauma psichico

Secondo la formulazione teorica del trauma, focalizzata sugli aspetti evolutivi e relazionali ( infant research e teoria dell’attaccamento), non esistono eventi traumatici in sé ma la traumaticità di un evento è il prodotto della combinazione di una serie di fattori quali:

  • Le caratteristiche oggettive dell’evento stressante;
  • L’età del soggetto;
  • Le capacità soggettive di gestione delle emozioni associate allo stress;
  • Il grado di sostegno sociale;
  • La storia evolutiva del soggetto;
  • La presenza o meno nel soggetto di un disturbo psichiatrico precedente all’evento stressante.

 

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