trauma psicologico

Come gestire il trauma psicologico

Il trauma psicologico ha componenti soggettive notevoli. Di fronte allo stesso evento (separazione dal partner, lutto, terremoto), le persone reagiscono in modi molto diversi tra loro. Alcune persone con trauma psicologico vivono momenti di crisi notevole. In questo articolo puoi apprendere il metodo per gestire la crisi di una persona che vive un trauma psicologico.

 

Come identificare la crisi da trauma psicologico

Il primo indicatore è l’aver effettivamente subito un trauma.

  • Aspetti fisiologici del trauma. Oltre alle caratteristiche fisiologiche del trauma: (dolore, sangue) la persona suda, piange, trema, non è rara la perdita di controllo di sfinteri e vescica, nausea e vomito, rossore, formicolio, irrigidimento intermittente dei muscoli circoscritti alla ferita, tachicardia, respiro ansimante.
  • Aspetti psicologici del trauma. Le persone usano euristiche e strategie di pensiero. Un esempio di euristica è “c’è molto sangue, quindi è più grave la ferita”, ma tale asserzione non è sempre vera. Anche l’affermazione “più dolore sento più la mia situazione sarà grave” è spesso falsa, “se mi sono procurato una ferita deve fare male”, è pure una affermazione non sempre vera perché al contrario ferite nette provocano spesso torpore e assenza di dolore. La paura di morire è sì presente ma a livello inconscio o intesa come probabilità ma non la certezza come nella a crisi di terrore da disperazione e nel senso di morte imminente. Tutti gli stimoli dolorosi sono amplificati
  • Aspetti comportamentali del trauma. La persona urla, si lamenta, spesso piange, chiude gli occhi e tale comportamento può aumentare l’autosuggestione anche se la ferita è irrisoria. Altri comportamenti sono, il tremore, percuotersi, sbattere le braccia, non tamponare la ferita, aggrapparsi a qualcosa, stringere oggetti, richiedere aiuto in modo spasmodico.

Le sensazioni fisiche durante il trauma psicologico sono amplificate

Ad esempio semplici “pizzicotti” se non introdotti verbalmente, sono percepiti come dolore intenso e sono seguiti da sentimenti di allerta e paura, che comportano reazioni come urla, rigidità e attivazione motoria.

La persona mostra in primo piano la parte del corpo che ritiene ferita,  irrigidendola e tenendola protetta.

Cosa non fare durante il trauma psicologico

Riportiamo un esempio che spiega come l’espressione del soccorritore abbia un ruolo fondamentale nell’attribuzione di significato all’evento. La vittima è come un bambino che cade e si rialza osservando l’espressione della madre. Il soccorritore è una figura di riferimento per vittima, che per “rispecchio” piange anche se non si è fatto nulla. Tuttavia, l’espressione preoccupata della madre comunica al bambino che si deve preoccupare e di conseguenza piange. Questo è un esempio d’autosuggestione, che non va aggravata (ad esempio, il soccorritore non deve soccorrere con troppa irruenza). Infatti, la condizione della vittima è derivante da un rappresentazione mentale errata e ogni stimolo ambiguo viene percepito come dolore, e a sua volta produce ipervigilanza che mantiene l’autosuggestione. Inoltre ,può insorgere il desiderio di allontanare da sé strumenti e persone che potrebbero procurare dolore, anche se l’intervento è necessario ed indispensabile. Ad esempio, la classica persona che dopo aver subito un incidente stradale rifiuta di indossare il collare cervicale. Una problematica relazionale è data dal fatto che l’operatore deve mantenere un comportamento professionale ma non subordinato alla vittima. Tale comportamento non è semplice nella fase di negoziazione e di collaborazione con la vittima stessa.