Facial Action Coding System e Selezione del Personale

giugno 3rd, 2012 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo | Psicologia del Lavoro

Capire le intenzioni degli altri, il loro stato emotivo, l’affidabilità delle loro affermazioni è sempre più indispensabile sia nella vita personale che in quella lavorativa. Corsi di formazione, percorsi di coaching, percorsi psicologici e psicoterapeutici ci invitano ad essere più empatici, più relazionali, più abili a livello comunicativo.
Tuttavia, quando si tratta di dover valutare una persona per affidarle un ruolo lavorativo di responsabilità diventa però sempre più importante utilizzare strumenti attendibili e validati dalla ricerca scientifica e non affidarci esclusivamente al sesto senso o a una generica migliore abilità comunicativa. Il Facial Action Coding System (FACS) è uno di questi strumenti. Il FACS è uno strumento di osservazione del linguaggio del corpo facciale sviluppato da Ekman, Friesen, Hager. Si propone di scomporre e codificare espressioni e microespressioni del volto umano.
Alla prima fase di codifica delle espressioni (ad esempio la codifica di un espressione di sorriso sentito è  6+12), segue una fase di decodifica (tramite il metodo EMFACS), ovvero all’insieme delle codifiche ottenute si attribuisce un significato emotivo (rabbia, felicità, tristezza, paura, vergogna, imbarazzo, disprezzo etc…).
Certo, capire una palese e grande espressione di felicità è un compito facile, il grande vantaggio di questa tecnica rispetto alla semplice affermazione consiste nel valutare anche quei micromovimenti nascosti che generalmente non sono controllati dal candidato in selezione del personale e che ci permettono di rilevare le sue reali intenzioni con più precisione.
Perché è importante conoscere il significato emotivo della comunicazione del candidato?
E’ molto utile perché ci permette di capire se ciò che il candidato dichiara con le  parole si coniuga con suo reale stato emotivo, rilevato dal linguaggio del corpo. Si dice in psicologia che “il corpo non mente mai”, e questo in selezione del personale, dove spesso i candidati sono ben preparati a mantenere un linguaggio del corpo adeguato, è ancora più vero per le microespressioni, che per quanto ci si possa allenare sfuggono al controllo cosciente.
Conoscere le emozioni del candidato è anche utile per capire se dicono la verità o mentono.
Se stiamo selezionando un candidato per una posizione in cui è molto importante mantenere la calma, ascoltare, gestire lo stress potremmo non essere di fronte al candidato esatto se ad esempio, interrompendolo o ponendogli delle difficoltà compaiono microespressioni che indicano la rabbia, o la paura. Se mentre il candidato dichiara di essere motivato a lavorare in un determinato ambito, ma compare un’ espressione (o anche una microespressione, magari difficile da cogliere se non allenati) di disprezzo o di disgusto è probabile che stia mentendo.

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