La teoria centrata sulla persona di Rogers

dicembre 22nd, 2014 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica | Relazioni Interpersonali

“La differenza tra un sasso e un fiore sta nel fatto che
un sasso è un fiore che ha paura,
la terapia saprà aiutare il sasso a ridiventare quel fiore che era destinato ad essere.
Aiutare il sasso a sentire, lasciar scorrere, riconoscere,
dare un nome e simbolizzare quelle emozioni
che sembravano assenti o congelate e, via via che diventa fiore,
stargli vicino affinché non abbia troppa paura nell’affrontare
le richieste che la vita comporta”.
(Verlato e Anfossi, 2006)

Rogers-teoria-centrata-sulla-persona“Se una persona si trova in difficoltà, il modo migliore di venirle in aiuto non è quello di dirle esplicitamente cosa fare, quanto piuttosto di aiutarla a comprendere la situazione e a gestire il problema facendole prendere, da sola e pienamente, le
responsabilità delle proprie scelte e decisioni. Gli individui hanno in se stessi ampie risorse per auto-comprendersi e per modificare il loro concetto di sé.” Questo in sintesi il counseling di Carl Rogers, attraverso le sue parole.
L‟approccio rogersiano sottende una visione olista e ottimista della natura umana che si basa sul rispetto della persona e sulla fiducia nelle sue potenzialità di recuperare il proprio equilibrio, una visione dell‟uomo come agente di scelte, libero e spontaneo.

L’essere umano viene considerato il maggior esperto della propria esperienza personale caratterizzato di una innata tendenza alla crescita ed all’autorealizzazione che lo spinge ad utilizzare le proprie risorse in modo costruttivo, in presenza di condizioni facilitanti.

La finalità di questo approccio è quello di creare le condizioni favorevoli che permettono alla tendenza attualizzante, la forza di base presente nell’individuo che è all’origine della crescita e dello sviluppo di ogni persona, di operare così che la persona possa crescere verso la propria autorealizzazione.

Rogers da fiducia all‟individuo e alle sue capacità di autoregolarsi ma l’attualizzazione efficace di queste potenzialità non è immediata e automatica ma richiede relazioni umane positive.
Sulla base di ciò l’approccio di Rogers „centrato sulla persona‟ , non a caso è un approccio non direttivo (non confondere con passivo) in quanto da importanza alla relazione e a ciò che avviene in essa. Il valore della relazione terapeutica dipende
dalla qualità dell’incontro interpersonale tra terapeuta e clinte/paziente. Una relazione di aiuto comprende qualsiasi rapporto interpersonale finalizzato a favorire una modificazione costruttiva della personalità. Più in generale l’autore considerava necessaria una redistribuzione del potere nell’ambito della relazione di cura: conferisce infatti alla persona sofferente pari dignità e responsabilità all’interno della relazione d’aiuto, ridimensionando nel contempo il potere dell’esperto.

È la qualità dell’ascolto e della presenza che aiuta nella cura, ma che sia un ascolto attivo, un atto volontario che oltrepassa le parole, nel quale si mette tutto se stessi, il proprio cuore, la propria mente e il proprio corpo, per comprendere non solo ciò che l’altro dice, ma anche ciò che vorrebbe dire e ciò che l’altro è. L’autentico ascolto esige accettazione, coinvolgimento, partecipazione e riconoscimento perché ascoltare attivamente significa anche immaginare noi stessi nella situazione vissuta
dall’altro, senza identificarsi nell’altro.

È proprio l’empatia, questa capacità di mettersi nell’altro rispettando la distinzione tra sé e l’altro.

L’altro che deve essere “accolto” per quello che è , per la sua unicità ed individualità. Fondamentale, quindi, è l’accettazione incondizionata, quel calore da cui il cliente/paziente deve sentirsi avvolto durante la relazione terapeutica. Una comunicazione efficace presuppone una buona capacità di ascolto non solo dell’altro ma anche di se stessi, la piena coscienza delle proprie reazioni e dei propri sentimenti: questo ciò che Rogers definisce congruenza, cioè, essere in accordo con se stessi e saper esprimere i propri bisogni, le proprie aspirazioni e i propri sentimenti.

L’approccio umanistico di Rogers lo trovo di grande attualità e applicabile a molti campi del sapere sia scientifico che umanistico perché la sua originale concezione dell’individuo, in quanto organismo tendente all’autorealizzazione e ai rapporti interpersonali come basati sulle singole individualità, su un piano di totale uguaglianza, ovvero di rispetto profondo per l‟altro, sono, a mio parere, alla base di una società civile.

Secondo la mia esperienza in ambito socio-sanitario, in seguito ad un corso di perfezionamento in “Terapia del Dolore e Cure Palliative”, ho incontrato non poche difficoltà a livello di relazione e di comunicazione quando si è in balia di eventi come malattie a prognosi infausta.

Partendo dalla teoria rogersiana dell’importanza del singolo è venuto con se fare un parallelo per quanto riguarda l’approccio alla malattia oncologica incentrato non sulla malattia ma sulla persona, quindi spostare il focus dalla cura al prendersi cura dell’individuo.

Melzac diceva che il dolore è un’esperienza personale e soggettiva influenzata dall’educazione, dalle circostanze, dall’attenzione nonché da un certo numero di altri parametri psicologici.

di Paola Di Donato

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