Comunicazione non verbale: interpretazione della postura

ottobre 24th, 2018 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo

Articolo di Katsiaryna Valko

Posture del corpo

Generalmente per postura si intende ogni posizione e ogni movimento del corpo nello spazio, ciò non avviene mai in modo casuale. Essi, invece, assumono un legame strettissimo che regola l’estensione posturale tra la dimensione interiore, e quindi impercettibile del corpo, e le convenzioni sociali. Questo canale non verbale è del tutto involontario e difficilmente controllabile in modo consapevole. Per questo motivo esso rappresenta uno dei segnali più attendibili per scoprire quale emozione stia effettivamente provando il nostro interlocutore in un dato momento dell’interazione.

Secondo Argyle[1], le posture assunte dagli esseri umani possono essere di tre tipi: postura eretta, postura seduta e postura distesa.

A seconda della postura assunta, si possono esprimere i segnali di approvazione, disponibilità, apertura, interesse e simpatia verso i nostri interlocutori, che si manifestano nelle seguenti peculiarità: rilassamento degli arti, inclinazione in avanti del busto (in posizione seduta), attitudine ad avvicinarsi col corpo e orientarlo direttamente verso l’interlocutore (se si sta in piedi), riducendo in tal modo la distanza interpersonale.  Allo stesso modo, le posture assunte possono comunicare anche l’effetto contrario come chiusura, lontananza, distacco, disinteresse e perfino antipatia. In genere, questi atteggiamenti si possono rivelare nei seguenti tratti: nella posizione rigida delle braccia e delle gambe, sollevamento delle spalle, e inclinazione del busto all’indietro (se si sta in piedi).  Un altro tipo di postura in posizione seduta è quello col peso del corpo posato sul bordo della sedia, che potrebbe comunicare, da parte di chi l’assume, il desiderio di andarsene.

A seconda di una certa postura assunta nel corso della comunicazione verbale tra gli individui, si può orientare lo svolgimento dell’interazione stessa inserendone significati particolari.

Un importante fenomeno da evidenziare è quello dell’”eco posturale”[2], inteso come la tendenza ad assumere in modo inconscio e involontario una postura molto simile a quella dell’interlocutore, raggiungendo una sintonia e simultaneità nelle posture scelte. Questo fenomeno avviene di solito quando si incontrano due amici che condividono le opinioni più o meno uguali e, in tal modo si comunica agli altri il fatto che essi si trovano in rapporti amichevoli. Cionondimeno, è possibile facilmente rovinare questo clima amichevole: è sufficiente assumere una postura chiusa e rigida oppure tesa e inquieta da parte di uno dei due partecipanti alla comunicazione che immediatamente può condurre ad un andamento sfavorevole della stessa, in tal modo si rompe l’eco posturale del gruppo.

All’interno di ciascuna delle tre posture principali precedentemente descritte si può individuare altre posture più particolari[3]. Ad esempio, è possibile ravvisare almeno quattro differenti modalità con cui viene assunta la posizione eretta durante una comunicazione, ciascuna delle quali con propri significati comunicativi.

La posizione più neutrale è quella sull’attenti, tipica del rapporto tra un subordinato e il suo superiore, che sia il capoufficio o un militare di grado più elevato, o anche uno studente di fronte al suo professore. Questa posizione non ha connotati specifici che indichino la volontà o il desiderio di andare via sottraendosi alla relazione, né di rimanere per prolungarla.

Una posizione che denota invece un atteggiamento difensivo, di chiusura, è quella in cui le gambe vengano mantenute incrociate. Non è insolito notare come questa posizione venga assunta durante occasioni di incontro in gruppi di persone in cui alcuni di essi abbiano poca conoscenza e confidenza con i restanti. Gambe e braccia incrociate, soprabiti abbottonati e una maggiore distanza tenuta rispetto alla media degli altri, sono tutti segnali che indicano uno stato d’animo poco aperto e più orientato verso la difesa o la sottomissione. Ma se gli incontri si ripetono e cresce il rapporto di reciproca conoscenza e di fiducia, si noterà come anche gli atteggiamenti diverranno più aperti, mostrando maggiore disponibilità alla relazione e alla comunicazione.

Mentre per gli uomini incrociare le gambe ha quasi sempre un significato di difesa perché rappresenta un atteggiamento di protezione della virilità e, infatti, diversi studi dimostrano come spesso gli uomini che si sentono insicuri tendono a incrociare le gambe. Per le donne, invece, tenere le gambe incrociate comunica un duplice messaggio: il primo, è una conferma di voler restare e che si sente a suo agio, il secondo è quello di non essere troppo disponibile, una sorta di “divieto di accesso” alla propria intimità[4]. Eppure, se chiediamo a una persona il motivo per cui se ne sta a braccia conserte e a gambe incrociate, la risposta tipica sarà che si ha freddo o che così si sta più comodi, difficilmente verrà ammesso che ci si sente estraniati, o minacciati, o insicuri della situazione.

All’opposto, una posizione a gambe divaricate con i piedi ben piazzati a terra, che viene assunta tipicamente dagli uomini, denota una decisa conferma di voler mantenere e affermare la propria posizione, con un atteggiamento dominante che simbolicamente espone i genitali. Non è quindi un caso che essa venga assunta spesso dai giocatori di una squadra sportiva per affermare la propria presunta superiorità rispetto agli avversari e la volontà di prevalere nell’incontro. Divaricare le gambe mira, quindi, a esprimere sicurezza e superiorità rispetto all’interlocutore, come pure desiderio di predominio.

Le donne sono capaci di assumere anche una posizione in cui le gambe vengono mantenute parallele tra loro, posizione difficilmente sostenibile dagli uomini anche a fronte delle differenze morfologiche tra i due sessi. Proprio per tale ragione, si tratta di una posizione che la maggior parte degli uomini considera attraente ed espressione di femminilità. Questa posizione viene assunta, ad esempio in alcuni ambiti professionali, come quelli delle modelle, in quanto l’idea che vuole comunicare è quella di una persona giovane e sana.

Bisogna dare anche molta importanza alla posizione dei piedi: spesso rivelano se vogliamo fuggire. In alcune situazioni, uno dei piedi viene portato in avanti rispetto all’altro, spostando quindi il peso del corpo su uno dei due. Essa simula e anticipa la volontà di movimento, e se da una parte può esprimere interesse verso una data persona, qualora il piede più avanzato venga indirizzato verso di essa, dall’altra può rappresentare il desiderio di fuggire nel caso i piedi puntino verso la via di fuga o l’uscita.

Inoltre, all’interno di ogni cultura vi sono proprie regole stabilite che governano le posture a seconda delle situazioni, cioè le regole che definiscono quali posture sono appropriate e quali, invece, ritenute inadatte e quindi da evitare.

Esiste, infine, una relazione tra lo stato emotivo di un soggetto e il corrispondente atteggiamento posturale assunto. Diversi studi hanno mostrato come le posture di alcune categorie di malati mentali possono indicare particolari stati d’animo: le persone che soffrono di depressione, per esempio, tendono ad assumere una postura accasciata, con il collo piegato in avanti, le spalle tenute indietro e le braccia verso la parte centrale del corpo; i maniaci sono solitamente ipervigili e assumono una postura eretta; e gli schizofrenici di solito stanno a distanza ed evitano qualsiasi tipo di comunicazione  tendendo ad assumere una postura rigida[5].

Quindi, riassumendo possiamo dire che gambe e piedi contribuiscono anch’essi, tramite la postura assunta, alla comunicazione non verbale, benché la loro funzione principale sia quella di assicurare il movimento e la deambulazione. Assumere una determinata postura denota atteggiamenti interpersonali e stati d’animo che inconsapevolmente associamo all’atto di avvicinarci a qualcosa che desideriamo o di allontanarci da cosa ci è sgradito, e di riflesso, anche al fatto che stiamo o meno apprezzando la relazione comunicativa in corso.

 

[1] Argyle M., (1978), Il corpo e il suo linguaggio, Zanichelli, Bologna.

[2] Morris D., (1977), L’uomo e i suoi gesti. Arnoldo Mondadori, Milano, p.83.

[3] Argyle M.,(1978), Il corpo e il suo linguaggio. Zanichelli, Bologna.

[4] Rizzolatti  G., Sinigaglia C., (2006), So  quel che  fai.  Il cervello  che  agisce  e i neuroni  specchio, Raffaello  Cortina Editore, Milano.

[5] Ba G., e Labanca S., (1997), La comunicazione non verbale. In Ba, G (a cura di) Metodologia della riabilitazione psicosociale. Franco Angeli, Milano.

Corso Comunicazione Non Verbale

 

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