37 Sintomi più comuni dello stress

febbraio 21st, 2019 | Posted by Igor Vitale in Neuroscienze | Psicologia Clinica

Articolo di Francesco Clemente

Per offrire una panoramica completa sul fenomeno dello stress è necessario fare riferimento alla sua valenza patologica e sintomatologica. In prima battuta si può sostenere che qualsiasi fattore che vada a perturbare l’equilibrio dell’organismo può essere considerato come elemento “stressogeno”, sia che lo alteri in maniera positiva (eustress) che negativa (distress).

Ognuno di noi si trova quotidianamente a fronteggiare numerosi stress acuti: nella maggior parte dei casi, esaurito l’effetto dello stressor, l’omeostasi dell’organismo si ripristina pienamente ed il corpo non subisce alcun danno.

Quando però l’elemento stressogeno, ripetendosi frequentemente, diventa cronico allora l’equilibrio non riesce ad essere ripristinato: la cascata di eventi ormonali e nervosi, che di solito sono confinati all’interno di un periodo limitato nel tempo, si attiva in maniera costante, con conseguenze estremamente negative per l’organismo. L’ attivazione legata al momento di stress è infatti utile per metterci in grado di affrontare il problema presente, mobilitando tutte le risorse disponibili, ma se risulta cronicamente presente tutti gli equilibri del corpo vengono modificati e le risorse vengono a poco a poco consumate, portando ad una situazione di emergenza costante. Andando ad indagare le possibili cause di stress, bisogna tenere innanzitutto presente che queste possono essere molteplici e variare da persona a persona. Gli eventi stressanti possono infatti determinare conseguenze, sia fisiche che psicologiche, che sono recepite in maniera diversa a seconda della personale sensibilità. Nel DSM-IV-TR(2000) lo stress è stato classificato e descritto in almeno tre forme patologiche.

La prima di queste è il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), ovvero il convogliarsi di sofferenze psicologiche, a volte anche di lunga durata,    causate da eventi traumatici, catastrofici e violenti:

“I pazienti con PTSD vengono abitualmente  classificati in tre categorie, in base al loro tipo di coinvolgimento nell’evento critico che ha originato il disturbo: primari(vittime dirette che hanno subito personalmente l’evento traumatico), secondari(testimoni diretti dell’evento, o i parenti  delle vittime primarie) e i terziari( personale di soccorso-volontario o professionale-che si trova ad operare con le vittime primarie o secondarie).”[1]

Successivamente, compare il Disturbo acuto da Stress(DSA), che per definizione indica una problematica successiva ad un pru breve evento traumatico ed estremi. Un disturbo, questo, che oltre alle vittime primarie, coinvolge anche i soccorritori esposti anch’essi a sintomatologia:

“A differenza  del PTSD, che ne può rappresentare( ma non sempre) l’evoluzione clinica a medio-lungo termine, il DSA si può instaurare rapidamente, dopo circa 48 ore dall’evento, e può durare –secondo l’attuale classificazione nosografica del DSM-da due giorni a un mese. In presenza di sintomi clinici rilevanti dopo il termine del mese, si passa alla diagnosi di PTDS.”[2]

Infine, si annovera il Disturbo di adattamento, al cui caratteristica fondamentale è lo sviluppo di sintomi emotivi e comportamentali clinicamente significativi in risposta ad uno o più fattori psicosociali stressanti identificabili che si manifesta entro tre mesi dall’insorgenza del fattore o dei fattori stressanti:

“Questi sintomi devono evidenziare un marcato disagio che va al di là di quanto prevedibile in base all’esposizione al fattore stressante oppure una compromissione significativa del funzionamento sociale, lavorativo o scolastico. Non si può diagnosticare il Disturbo di Adattamento in seguito ad un lutto. Il Disturbo di adattamento può essere acuto se l’alterazione dura per meno di 6 mesi) o Cronico( se dura per più di 6 mesi). Il disturbo di adattamento è codificato in base al sottotipo in relazione ai sintomi predominanti: Umore depresso, con Ansia, con Ansia e Umore Depresso Misti, con Alterazione della Condotta, con Alterazione Mista dell’Emotività e della Condotta o Non specificato.”[3]

Fra le principali cause di stress, ad ogni modo, possono essere ricondotti eventi della vita particolarmente significativi, sia piacevoli che spiacevoli: il matrimonio, la nascita di un figlio, la morte di una persona cara, il divorzio, traumi infantili, pensionamento, addirittura il sopraggiungere di problemi sessuali. In particolare, la morte del coniuge è considerato uno dei principali agenti stressanti in assoluto, soprattutto nelle coppie di lunga data. Ma a ciò si devono aggiungere motivi lavorativi,  riferiti a  fretta, eccesso di responsabilità, relazioni deteriorate con il capo ed i colleghi, ma anche la crisi e mancanza di sostegno vissuta da una gran quantità di imprenditori che, spesso, ha portato a conseguenze estreme come il suicidio; malattie organiche, per le quali  il nostro corpo è affetto da una malattia, l’intero organismo, nel tentativo di difendersi, si pone in uno stato di tensione che, nella maggior parte dei casi, sfocia in una condizione di stress. In generali, problemi di salute personali possono essere causa di stress sia per bambini che per adulti. Lavorare per guarire, preoccuparsi delle spese mediche o per fronte ad una crisi di salute imprevista o a malattie croniche rappresentano tutti potenti fattori stressogeni. A ciò, poi, si devono aggiungere cause fisiche, come il freddo o il caldo intenso, abuso di fumo e di alcol, limitazioni gravi nei movimenti; fattori ambientali come la mancanza di un’abitazione, ambienti rumorosi, inquinati sono fattori determinanti di un certo stato di stress. In particolare, anche se si tratta di un argomento di cui si parla poco, essere sottoposti quotidianamente per molte ore ad un ambiente troppo rumoroso può causare un forte stress. Anche suoni non graditi con un basso livello di pressione (minore di 80 decibel), possono provocare grafi effetti se interferiscono con il riposo e la qualità del sonno, provocando stress correlato ad un ampio ventaglio di effetti collaterali. Fondamentalmente, possono essere identificate le 4 diverse categorie sintomatologiche:

sintomi fisici: emicrania, dolore alla schiena, indigestione, tensione al collo e alle spalle, dolori allo stomaco, tachicardia, sudorazione delle mani, extrasistole, agitazione e irrequietezza, problemi di sonno, stanchezza, capogiri, perdita di appetito, problemi sessuali, suoni (tintinni, fischi) nelle orecchie.

sintomi comportamentali: aumento nell’abuso di alcool e fumo, aumento delle critiche verso gli altri e attitudine alla prepotenza, bruxismo, fame compulsiva.

sintomi emozionali: pianto, enorme senso di pressione, nervosismo, ansia, rabbia, solitudine, tensione eccessiva, infelicità cronica e mancanza del senso di vivere, impotenza profonda.

sintomi cognitivi: problemi a pensare in maniera chiara, distrazioni e dimenticanze continue, impossibilità nel prendere decisioni, esigenza di fuga continua, mancanza di creatività, aumento esponenziale delle preoccupazioni, perdita del senso dell’umorismo.

[1] LAUDADIO A., PEREZ F.J.F, Colpire lo stress, cit., p.22.

[2]LAUDADIO A.,PEREZ F.J.F., Colpire lo stress, cit., ibidem.

[3]  LAUDADIO A.,  PEREZ F.J.F., Colpire lo stress, cit., p.22.

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