Tecniche di riconoscimento della menzogna in ambito forense

luglio 1st, 2019 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Linguaggio del Corpo | Neuroscienze

Articolo di Alessandra Errichiello

La giurisprudenza sta iniziando ad aprire le porte del processo penale a nuove tecnologie e metodi scientifici per fini precisi. In ambito investigativo- giudiziario queste tecnologie possono essere utilizzate per analizzare testimonianze e per condurre colloqui investigativi, offrendo quindi validi strumenti ad avvocati, magistrati e polizia giudiziaria.

L’apporto delle neuroscienze ha consentito l’applicazione di nuove tecnologie all’analisi del comportamento in ambito forense.

Queste tecnologie, conosciute con il nome di “brain imaging” ha consentito, attraverso metodiche di esplorazione funzionale e morfologica del cervello, uno studio diretto dell’attività cerebrale nel corso dell’esposizione ad una stimolazione emotiva o comportamentale: si tratta della tomografia assiale computerizzata (TAC) della risonanza magnetica funzionale (fMRI) e della magnetoencelografia (MEG), le quali hanno permesso un’analisi del “cervello in azione”.

La misurazione del flusso ematico cerebrale (PET) ha permesso ai ricercatori di valutare i correlati neuronali della coscienza determinanti per la pianificazione dell’atto o del controllo degli impulsi: difformità funzionali dei circuiti cerebrali, che sono deputati al controllo dell’azione impulsiva, consentirebbero di stabilire se un soggetto sia più o meno capace di controllare le proprie reazioni emotive.

Per quanto riguarda l’analisi della testimonianza ed i colloqui giudiziari, è possibile suddividere le metodologie scientifiche finalizzate all’esame delle dichiarazioni rese da un soggetto in due tipologie distinte: da un lato, le tecniche di lie detection, che sono finalizzate a valutare la corrispondenza tra quanto dichiarato e quanto invece conosciuto dal soggetto; dall’altro, qelle di “memory detection”, dirette, invece, a indicare la consistenza di tracce di memoria autobiografica nel soggetto. Nella prima categoria rientra la risonanza magnetica funzionale (fMRI), la quale permetterebbe di individuare le aree cerebrali che si attivano in corrispondenza a risposte non veriterie ( durante l’elaborazione della menzogna si assiste a un incremento dell’attività neuronale della corteccia prefrontale.

Il Test della conoscenza colpevole (GKT- Guilty Knowledge Test) e i test a- IAT (Autobiographical Implicit Association Test) e TARA (Timed Antagonist Response Alethiometer) rientrano, invece, nel secondo gruppo.

Il GKT è una tecnica neuroscientifica che consiste nella registrazione dell’attività elettrica cerebrale mediante elettroidi posti sulla testa durante il colloquio. I test a-IAT e TARA costituiscono, invece, prove di memoria cerebrale. Ad esempio, per accertare che nella memoria della presunta vittima, attraverso la misurazione dei tempi di reazione in risposta a frasi che descrivono eventi autobiografici, sia rinvenibile una traccia mnestica della presunta aggressione subita.[1]

Inoltre, le tecniche di analisi non verbale si suddividono in due gruppi: le tecniche di codifica, che descrivono i movimenti del corpo e del volto e le tecniche di decodifica, che forniscono l’interpretazione del movimento.

Gli studiosi che hanno elaborato tali tecniche di codifica e decodifica dei movimenti facciali e del corpo, ritengono che all’origine dell’espressione delle emozioni e dell’esperienza emozionale vi sia un definito numero di programmi neurofisiologici innati, un percorso specifico per ogni emozione che assicura l’invariabiltà delle espressioni facciali associate a qualunque emozione. Quindi i programmi neuronali innati danno origine a risposte adattive riconducibili all’espressione di determinate emozioni.

[1]Jelovcich M. (2010-2014) “Il Facial Action Coding System: pseudoscienza o metodo affidabile per accertare l’attendibilità del contributo dichiarativo?” Diritto penale contemporaneo

Corso Comunicazione Non Verbale

 

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