Che cos’è la resilienza?

luglio 30th, 2019 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Psicologia Clinica

Articolo di Alessandra Serio

Che cos’è la resilienza?

“Quando la vita rovescia la nostra barca, alcuni affogano, altri lottano strenuamente per risalirvi sopra. Gli antichi connotavano il gesto di tentare di risalire sulle imbarcazioni rovesciate con il verbo resalio. Forse il nome della qualità di chi non perde mai la speranza e continua a lottare contro le avversità, la resilienza, deriva da qui” (Trabucchi, 2007).

Nell’ambito psicologico il concetto di resilienza fa riferimento alla capacità di un individuo (o di una comunità) di riorganizzare la propria esistenza in maniera positiva dopo esser stati vittime di eventi stressanti o traumatici. Inquadrando il termine in un quadro di portata più ampia e generale, lo si può definire come capacità di un individuo di mettere in atto comportamenti adattivi nel mezzo di difficoltà significative che ne compromettono l’incolumità fisica e psicologica (Inguglia, Lo Coco, 2013).
Indica pertanto che un individuo sia in grado di far fronte a situazioni che potrebbero esercitare un impatto negativo su di lui, senza invece mostrare segni di grave patologia (Albasi, 2009).

Per poter comprendere appieno il significato del termine, è necessario risalire alla sua radice etimologica e ripercorrere le tappe fondamentali in cui è andato delineandosi.

Resilienza deriva dal verbo latino resalio, il cui significato letterale è saltare indietro, rimbalzare ed assume un’accezione diversa a seconda della disciplina per cui viene impiegato.
In senso lato, rimanda alla capacità di “rimbalzare” da esperienze difficili (APA, 2012).
Mentre in francese tale parola può essere tradotta con resistenza all’impatto, la lingua inglese ne rende la traduzione con robustezza o resistenza caratteriale.

Nel linguaggio della fisica e dell’ingegneria, con tale termine ci si riferisce alla proprietà dei metalli di recuperare la propria forma originaria nonostante siano stati sottoposti a pressioni deformanti; in biologia denota quelle specie vegetali che si rafforzano in seguito ad un incendio. Nelle discipline sociologiche ed economiche fa riferimento alla capacità delle comunità e dei sistemi economici di gestire una catastrofe e mettere in atto una ricostruzione (Rozenfeld, 2014).

Cyrulnik per mezzo della figura retorica dell’ossimoro, spiega la scissione a cui va incontro un individuo che ha subìto un trauma, affermando: “ l’ossimoro mette in evidenza il contrasto di colui che, subìto il colpo, soffre e si necrotizza, mentre l’altra parte protetta meglio, ancora sana, ma più nascosta, raccoglie con l’energia della disperazione tutto ciò che può ancora dare un po’ di felicità e forza di vivere” (Cyrulnik, 2000).

L’interesse scientifico verso il concetto di resilienza emerge in seguito ad uno studio condotto da Rutter sui bambini nati da madri schizofreniche; questi bambini non presentavano psicopatologia o comportamenti disadattivi, tanto che l’autore, per riferirsi a loro, propose una prima definizione di resilienza, intesa come risposta positiva da parte di un soggetto allo stress e alle situazioni avverse (Costantino, Camuffo, 2009).

La ricerca scientifica (APA, 2012) ha dimostrato che la resilienza è una capacità che coinvolge comportamenti, pensieri ed azioni che possono essere sviluppate da chiunque, e che essere una persona resiliente non equivale ad essere immune dalle difficoltà, dallo stress e dal dolorema che, anzi, momenti di sconforto, rabbia o perdita di senso vengono normalmente esperiti; la differenza sta nel fatto che tali momenti non bloccano il percorso di vita, compromettendone la qualità, ma i sentimenti negativi lasciano spazio alla speranza che il futuro riservi ancora qualcosa di buono.

Le ricerche (Seery, 2011) dimostrano che sono propri i momenti difficili sperimentati nel corso della vita a produrre effetti benefici, tra cui lo sviluppo della resilienza; in uno studio longitudinale (Seery, 2010) condotto su un campione di soggetti che avevano sperimentato alcune avversità nel corso della loro vita, dal confronto con soggetti che riportavano una storia di molte avversità e soggetti che non presentavano alcuna storia di avversità è emerso che le persone con una storia di alcune avversità riportavano risultati migliori in termini di salute mentale e di benessere rispetto a tutti gli altri campioni confrontati: nello specifico, tali risultati indicavano un disagio globale relativamente più basso, minore compromissione funzionale auto-valutata, meno sintomi di stress post-traumatico e maggior soddisfazione di vita nel tempo. Inoltre, tali soggetti risultano meno colpiti dagli eventi avversi recenti; ciò, con molta probabilità, suggerisce che, con moderazione, qualunque cosa non ci uccida può davvero renderci più forti.

Pertanto, vi sono esperienze negative che ci rafforzano, e ci permettono di affinare la capacità di affrontare lo stress e gestire il dolore.

La resilienza implica un processo più avanzato rispetto alla semplice resistenza, termine con cui il senso comune tende a confonderla. Se la resistenza, infatti, riguarda la capacità di un individuo di sopportare lo stress derivato da un evento critico, per mezzo della contrapposizione di una forza uguale e contraria, la resilienza si configura come “la capacità di modificare il nostro comportamento, assorbendo la forza contraria ed utilizzandola per disegnare nuove traiettorie” (Meringolo, Chiodini, Nardone, 2016).

Vi sono alcune caratteristiche di base, secondo Susanna Kobasa (Kobasa, 1979), che denotano ed accomunano gli individui con un alto livello di resilienza, ossia:

  • Impegno: la forte motivazione rispetto al perseguimento dei propri obiettivi è determinante per l’alto livello di impegno e concentrazione profuse nelle attività svolte da parte degli individui resilienti;
  • Controllo: la percezione di avere il controllo e l’assumersi la responsabilità di orientare gli eventi rendono gli individui resilienti flessibili ed adattabili verso i cambiamenti;
  • Gusto per le sfide: per gli individui resilienti il cambiamento rappresenta un’opportunità anziché una minaccia. Tale capacità di osservare un evento potenzialmente negativo o stressante secondo una prospettiva diversa, rende l’individuo desideroso di affrontare una situazione imprevista alla stregua di una sfida da superare, e non di una catastrofe a cui soccombere.
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