come intervistare una vittima di violenza

Come intervistare una vittima di violenza

Sapere come intervistare una vittima di violenza è un tema tutt’altro che semplice. Silvia Sgarro ci spiega come fare in questo articolo. Esiste una legge che introduce l’esperto di ascolto della vittima vulnerabile, tra cui abbiamo in grande quantità donne vittime di violenza. In questa legge però non si definisce il ruolo dello psicologo. In risposta, l’Ordine degli Psicologi del Lazio ha proposto delle buone regole per intervistare le vittime che trovi qui di seguito. Buona lettura

Come gli psicologi possono supportare le vittime di violenza in ambito giuridico

Il decreto legislativo 15 dicembre 2015, n. 212, introducendo la previsione della figura di un esperto in ausilio alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero per la raccolta delle dichiarazioni della persona offesa in condizione di particolare vulnerabilità, non ha definito quello che dovrebbe essere il ruolo dello psicologo né quali dovrebbero essere le modalità operative e procedurali della raccolta stessa.

A tal proposito, l’Ordine degli Psicologi del Lazio è intervenuto stabilendo delle buone prassi per meglio orientare l’attività dei consulenti e periti
chiamati a svolgere la funzione di esperto nei procedimenti penali che coinvolgono le vittime vulnerabili.

Come fare domande ad una vittima di violenza

Il primo tassello delineato dall’Ordine è il contesto in cui deve avvenire l’audizione della vittima:

  • deve essere un luogo “neutro” rispetto all’ambiente giudiziario
  • privo di riferimenti e distrazioni
  • separato attraverso uno specchio unidirezionale dal luogo in cui avviene la verbalizzazione e la video registrazione della dichiarazione
  • Nel caso non fosse possibile utilizzare due locali, è necessario che il contatto oculare privilegiato della vittima sia l’esperto, ed è opportuno concludere l’atto nel più breve tempo possibile.

Come raccogliere una dichiarazione dalla vittima di violenza

L’esperto deve utilizzare per la raccolta delle dichiarazioni la cosiddetta intervista investigativa, il cui fine è fare luce sull’oggetto dell’indagine
rievocando il ricordo della vittima quanto più accurato e completo possibile, per renderlo valido come prova.

Il procedimento previsto per l’intervista si articola in quattro fasi:

  • costruzione del rapporto. In cui generalmente si osserva la vittima cercando di metterla a proprio agio con domande sulla vita quotidiana per capirne le emozioni e costruire una baseline da cui partire;
  • narrazione libera. In cui viene invitata la vittima ad esporre liberamente cosa ricorda senza interruzioni, rispettando i momenti di silenzio;
  • narrazione guidata. In cui l’esperto formula domande per chiarire alcuni aspetti emersi nella fase precedente e utili ai fini investigativi, evitando domande suggestive, domande fuorvianti, domande chiuse e domande a coda;
  • chiusura dell’intervista. In cui è necessario rassicurare e sostenere la vittima vista la situazione emotiva in cui si trova dopo aver rievocato i ricordi spiacevoli.

Perché lo psicologo è una figura chiave nell’ascolto della vittima di violenza

L’Ordine tenta di definire il ruolo dell’esperto nelle fasi preliminari, auspicando in un’ottica collaborativa che sia quest’ultimo, dopo aver ricevuto l’incarico e le informazioni inerenti il fatto per cui si procede e le condizioni della vittima, ad indicare alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero le modalità organizzative con le quali procedere, e a concordare con questi il setting caratterizzante l’azione.

Per quanto riguarda il ruolo dell’esperto nell’incidente probatorio, è auspicabile, secondo le linee guida in esame, che sia lo psicologo a fornire indicazioni al giudice sull’espletamento dell’istituto con modalità che assicurino una corretta assunzione della testimonianza ma anche la tutela della persona che rende le dichiarazioni.

E’ importante che l’esperto di ascolto della vittima conosca queste materie

È fondamentale, in definitiva, per la tutela della vittima e per le finalità del processo che l’esperto abbia sia delle conoscenze teorico-pratiche di base di diritto, sia delle conoscenze di psicologia, sia dei contesti giudiziari nei quali svolge le proprie funzioni.