Il Significato di Delirio in Psicologia: i 7 Deliri più tragici

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I disturbi deliranti cronici: il disturbo delirante.

L’aspetto fondamentale del disturbo è un delirio persistente, sistematizzato, centrato su un unico tema e non bizzarro, non associato a schizofrenia, non secondario a disturbo dell’umore (ma può essere il contrario), ad affezioni cerebrali o all’uso di sostanze. Il soggetto, relativamente al funzionamento sociale e lavorativo e alla dimensione affettiva, non presenta alterazioni marcate.

La compromissione funzionale è comunque inferiore a quella dovuta a schizofrenia. In condizioni di stress, il delirio assume maggior forza e può condurre a comportamenti dettati dalle tematiche deliranti. Spesso il paziente, se non stimolato, dissimula e nasconde il delirio. La prevalenza è stimata intorno allo 0,03- 0,07% e l’età d’esordio più frequente tra i 35 e i 40 anni; c’è una lieve preponderanza nelle donne e si assiste ad un decorso cronico-fluttuante con periodi di remissione completa e recupero della critica. Alla base del disturbo delirante ci sarebbe un’interazione tra personalità, ambiente (in particolare l’isolamento sociale) e una situazione scatenante (fine di una relazione sentimentale o una situazione che causi vergogna).

 

 I criteri diagnostici per il disturbo delirante.

  1. Criterio A: deliri non bizzarri (cioè, concernenti situazioni che ricorrono nella vita reale, come essere inseguito, avvelenato, infettato, amato a distanza, tradito dal coniuge o dall’amante, o di avere una malattia) che durano almeno un mese.
  2. Criterio B: il criterio A per la schizofrenia non è risultato soddisfatto. Nota nel disturbo delirante possono essere presenti allucinazioni tattili o olfattive se sono correlate al tema delirante.
  3. Criterio C: il funzionamento, a parte per quanto consegue al (ai) delirio (i), non risulta compromesso in modo rilevante, e il comportamento non è eccessivamente stravagante o bizzarro.
  4. Criterio D: se gli episodi di alterazione dell’umore si sono verificati in concomitanza ai deliri, la loro durata totale è stata breve relativamente alla durata dei periodi deliranti.
  1. Criterio E: il disturbo non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza o a una condizione medica generale. Specificare il tipo (i seguenti tipi sono assegnati sulla base del tema delirante prevalente):
    1. Tipo erotomanico: si osserva per lo più in donne fra 40 e 60 anni, nubili e prive di relazioni sentimentali significative, di ceto sociale modesto. La paziente si convince di essere amata da un uomo altolocato o comunque di ceto sociale più alto, di solito sposato, e comincia a perseguitarlo con lettere, telefonate ecc.
    2. Tipo di grandezza:
      • Delirio inventivo: il paziente, insoddisfatto della propria occupazione, comincia a dedicarsi a progetti di ampio respiro che gradualmente diventano il fulcro della sua vita;
      • Delirio genealogico: dopo un lungo periodo di fantasticherie, il paziente finisce per convincersi di non essere il figlio dei propri genitori, ma di qualche personaggio o casata importante.
    3. Tipo di gelosia: interessa prevalentemente uomini di età matura (40-50 anni); il paziente è continuamente intento a raccogliere prove dell’infedeltà del partner spiandola, controllandola, esaminando la sua biancheria intima, sottoponendola a interrogatori sfiancanti. Il rivale rimane nell’oscurità, la rabbia è tipicamente concentrata sulla partner.
    4. Tipo di persecuzione: è la forma più frequente; a capo della persecuzione c’è sempre una persona nota, un ex partner, un parente acquisito, un collega. Il paziente, che già da tempo si sente sottovalutato e trattato ingiustamente, si accorge che le persone non lo salutano più calorosamente come prima e lo evitano. Si irrita, diventa più diffidente e comincia a scrutare attentamente il comportamento di chi lo circonda alla ricerca di significati nascosti. Si sente spiato e seguito costantemente (corrispondenza, effrazioni in casa).
    5. Tipo dismorfofobico: ulteriore livello di gravità rispetto al disturbo da dismorfismo corporeo, il 41% dei pazienti con DDC presenta una tale assenza di insight da potersi considerare affetto da DD. L’insight è da ritenersi una variabile dimensionale, anche nello stesso paziente.
    6. Tipo olfattivo
    7. Tipo ipocondriaco
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