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Il trauma psicologico danneggia il DNA

Il trauma psicologico va ben oltre le sue componenti mentali influenzano il DNA, alcuni studi dimostrano che è in grado di cambiare fisicamente l’espressione dei geni. Fortunatamente, la maggior parte degli eventi traumatici ha effetti transitori.

Ma le situazioni più complesse impattano proprio sul DNA.

L’epigenetica studia questo argomento ormai da anni. Greta Manoni ci spiega in questo articolo i risultati principali.

La genetica del trauma psicologico: come i geni possono predisporci al trauma

La maggior parte delle persone, anche se vive eventi potenzialmente traumatici, subisce delle reazioni emotive transitorie (cosiddette “reazioni normali ad eventi anormali”) che raramente si trasformano in un vero e proprio disturbo strutturato.

Questo fatto è ben documentato in letteratura ed evidenzia che esistono differenze individuali chiave nella propensione a manifestare questo disturbo.

Molte prove indicano che i fattori genetici svolgono un ruolo importante, rappresentando dal 30 al 72% della vulnerabilità nello sviluppo del PTSD.

Cosa dicono gli studi di genetica sulle persone traumatizzate

Nei suoi numerosi studi, Yehuda ha esaminato la neurobiologia di tale disturbo nelle persone sopravvissute all’Olocausto e nei loro figli (2000).

Yehuda e colleghi hanno scoperto che i figli dei sopravvissuti all’Olocausto che soffrivano di disturbo post traumatico da stress nascevano con bassi livelli di cortisolo, simili a quelli dei loro genitori. La prole dell’Olocausto mostrava delle alterazioni in molti degli stessi marcatori neuroendocrini degli individui con PTSD, nonostante l’assenza di una storia traumatica personale.

Rispetto ai controlli, infatti, i figli di genitori traumatizzati hanno mostrato livelli più bassi di cortisolo urinario e plasmatico, ed una maggiore sensibilità glucocorticoide.

Nelle interviste cliniche i soggetti testati riferivano di essersi sentiti trascurati durante l’infanzia, un dato che in letteratura risulta essere associato a livelli di cortisolo più bassi.

Per stabilire quanto i livelli di cortisolo siano influenzati dall’esposizione all’ambiente o siano dovuti ad un’alterazione biologica, la ricercatrice ha condotto uno studio dopo la caduta delle Torri Gemelle su un campione di donne incinte.

Le madri traumatizzate influenzano le risposte biologiche dei figli anche prima della nascita

Al follow-up a 7 mesi dal parto, i neonati di madri che avevano sviluppato PTSD dopo l’11 settembre mostravano livelli più bassi di cortisolo.

Ne deriverebbe, da questo studio, che il trauma influenzi i figli anche prima della nascita; sebbene sia noto il fatto che una conseguenza delle avversità gravi ricada sull’apprendimento.

Non sorprende infatti che un genitore traumatizzato sia in grado di trasmettere (consapevolmente o meno) le lezioni e le conoscenze raccolte dall’esperienza traumatica ai propri figli.

Come è vero che non sempre è nel potere dei genitori essere in grado di controllare i messaggi trasmessi. E’ vero anche che il bambino non rappresenta “carta bianca” su cui impartire fedelmente tali insegnamenti.

D’altro canto però, l’apprendimento implica un processo molecolare.

Se gli eventi traumatici che si verificano prima del concepimento sono in qualche modo codificati nel genitore, questo può modellare le predisposizioni biologiche nella prole; sia a causa di cambiamenti epigenetici nelle cellule germinali evidenti al momento del concepimento, sia perché i sintomi del trauma influenzano l’attaccamento e la genitorialità postnatale.

Il trauma psicologico facilita altri disturbi psicologici (depressione, ansia)

Yehuda non solo ha scoperto che i sopravvissuti considerati nel suo studio producevano meno cortisolo e che questa è una caratteristica che possono trasmettere ai loro figli; ma rilevò anche che molti disordini psichiatrici connessi allo stress (incluso PTSD, sindrome del dolore cronico e sindrome da affaticamento cronico) sono associabili a bassi livelli di cortisolo nel sangue.

È interessante notare che il 50-70% dei pazienti di PTSD risponde anche al criterio diagnostico riferibile ad una grave depressione o ad un altro disordine inerente all’umore o l’ansia. Le ricerche di Yehuda dimostrano che si ha una possibilità tre volte maggiore di avere sintomi di PTSD se uno dei nostri genitori ne era affetto. E che di conseguenza si è più predisposti a soffrire di depressione o ansia.

Trauma ereditario: come funziona davvero e quali sono i miti attorno a questo concetto

Un’area in particolare che può diventare sempre più rilevante per comprendere le differenze individuali negli effetti dei traumi sulla prole riguarda il periodo di sviluppo in cui il genitore è stato esposto al trauma (la prima infanzia rispetto all’età adulta), e l’intervallo di tempo tra l’esposizione ad esso e il concepimento dei figli.

Differenti meccanismi epigenetici sono probabilmente operativi in relazione a queste considerazioni.

Ereditare un trauma materno o paterno impone delle differenze

Nel 2015 uno studio prospettico della stessa ricercatrice, che si è basato sui risultati ottenuti sia dai superstiti dell’Olocausto sia dai sopravvissuti all’11 settembre, ha cercato di stabilire se il fenotipo per il PTSD fosse trasmesso in maniera diversa a seconda del genitore coinvolto dal disturbo (R.Y., “how trauma and resilience cross generations”, 2015).

Si è rilevato che i figli delle madri con PTSD tendevano a mostrare i risultati riportati sopra. Mentre i figli di padri, ma non di madri, con tale disturbo tendevano a mostrare livelli elevati di cortisolo associati però ad una minore sensibilità del recettore dei glucocorticoidi.

Questo dato è simile a ciò che viene riferito in letteratura per quanto riguarda il disturbo depressivo maggiore.

Questi risultati continuano oggi a rappresentare l’unico studio epigenetico degli effetti del trauma parentale, sia nei genitori che nei bambini.

L’idea che esistano influenze epigenetiche sulla progenie dei sopravvissuti al trauma ha iniziato a permeare la cultura popolare suggerendo qualcosa di profondamente avvincente in questa evidenza. Molte volte purtroppo a spese di una corretta trasmissione dei dati. E’ facile evincere da vari articoli presenti in rete o sulle riviste il potenziale di una semplificazione eccessiva, capace di oscurare il confine tra ipotesi e fatti.

La verità sul concetto di trauma ereditario

Credo che l’utilizzo di termini come “trauma ereditario” offuschino piuttosto che chiarire quello che viene realmente trasmesso, e in che modo ciò accada. In effetti, come si può ereditare un’esperienza?

L’osservazione di segni biologici nella prole (associati all’impatto del trauma genitoriale) non ritengo sia un’evidenza del fatto che l’evento traumatico stesso venga trasmesso di generazione in generazione.

La conclusione a cui i ricercatori sono giunti attraverso queste analisi è che nello sviluppo del PTSD abbiano un ruolo preponderante i meccanismi epigenetici più che quelli genetici. Non essendovi differenze a livello cromosomico ma soltanto nella programmazione glucocorticoide. E che la programmazione epigenetica avvenga già nell’utero.

Che cos’è l’epigenetica

L’epigenetica è definita come lo studio dei meccanismi responsabili dei cambiamenti ereditabili nelle funzioni del genoma, cambiamenti che non implicano però alcuna modificazione nella sequenza del DNA.

I due principali componenti del codice epigenetico sembrano essere la metilazione del DNA e le modificazioni della cromatina. Entrambi questi meccanismi sono necessari per un corretto sviluppo e differenziamento.

Entrambi se mal controllati sono coinvolti in severe patologie umane.

La metilazione del DNA è essenziale per il normale sviluppo ed è associata ad alcuni processi chiave, tra cui l’imprinting genomico, l’inattivazione del cromosoma X, la soppressione di elementi ripetitivi e la carcinogenesi.

In particolare, la metilazione del DNA viene oggi associata alla soppressione della trascrizione.

La metilazione di un promotore a monte di un gene causerebbe la sua repressione, che può essere a sua volta invertita o alleviata tramite de-metilazione della stessa sequenza. I diversi pattern di metilazione, dunque, regolano l’accensione e lo spegnimento di alcuni geni.

Un errore nella metilazione del DNA determina situazioni di ipo- o iper-metilazione, che possono portare rispettivamente all’accensione o allo spegnimento di geni che agiscono come oncosoppressori o nei meccanismi di riparo del DNA. Epimutazioni come queste sono state identificate in molti tipi di tumori.

Come il trauma psicologico influenza la metilazione del DNA

Gli studi epigenetici nel trauma psicologico (DNA) si sono in genere concentrati sulla metilazione del DNA, con un focus primario sulla regolazione epigenetica dell’asse HPA. La metilazione distintiva in questo disturbo si documenta in una serie di geni, tra cui NR3C1, CRHR1 e FKBP5. Oltre 50 varianti geniche sono state collegate con PTSD. Tuttavia questo campo è caratterizzato da una scarsa replica dei risultati. Di conseguenza, vi è un accordo convergente sul fatto che la via più promettente per comprendere le basi genetiche del disturbo da stress post-traumatico sia attraverso approcci poli-geni.

Greta Manoni è autrice di articolo sul trauma psicologico e DNA.

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