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Le cause della gelosia vanno ricercate nell’attività del cervello

JealousyLe radici biologiche della gelosia
Una delle ipotesi biologiche chiamate in causa per la spiegazione delle origini della gelosia si appella al ruolo preminente del neurotrasmettitore serotonina in molte attività biologicamente rilevanti come il sonno, l’appetito, la sessualità, la regolazione del dolore e la termoregolazione. È alquanto noto che il sistema serotoninergico consente di perseguire obiettivi biologicamente rilevanti, sia pure di evitare condizioni potenzialmente nocive.

Si ipotizza che nella gelosia tale sistema sia alterato, presentando un minor numero dei trasportatori della serotonina: recenti ricerche di Marazziti sembrano dimostrare esattamente ciò, infatti, somministrando un questionario a 400 studenti si è visto che dei 250 compilati, 24 (10%) hanno mostrato una gelosia marcata e una corrispondente diminuzione di proteine trasportatrici della serotonina all’esame del sangue (Marazziti, 2003a, 2003b). Un’ulteriore ipotesi fa riferimento agli estrogeni: in una ricerca su 282 studenti, cui è stato somministrato un questionario sulle relazioni sessuali e sulla gelosia, è stato scoperto che le ragazze che usavano la pillola anticoncezionale erano più gelose delle altre proprio a causa dell’alto tasso di estrogeni contenuti nella pillola, che andava a condizionare il grado di gelosia provata (Geary at all., 2001).

In ogni caso i dati di queste ricerche vanno assunti con estrema cautela: utopistica è l’idea di poter spiegare un sentimento così complesso come la gelosia facendo esclusivamente riferimento alla maggiore o minore concentrazione di una sostanza, in quanto un simile dato può dirci qualcosa, ma non abbastanza, sulle origini di questo vissuto. A mettere ulteriormente in discussione un’origine biologica, nonché genetica della gelosia, è l’osservazione del comportamento dei bonobo, scimpanzé che hanno un corredo cromosomico per il 98% uguale al nostro: è stato riscontrato un alto tasso di indifferenza verso il rivale, nella situazione in cui un altro maschio si accoppiava con la propria femmina, dato che dovrebbe far escludere l’ipotesi di un meccanismo genetico universale della gelosia (Pasini, 2003).

di Valentina Donnari

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