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Comunicazione Non Verbale: tono di voce

Il tono di voce è parte della comunicazione non verbale. La branca di studio della voce è chiamata anche comunicazione paraverbale. E riguarda tutti quegli elementi della voce che non sono strettamente parole. Pensa al ritmo, volume e timbro della voce. Anche colpi di tosse, suoni, vocalizzi ed altri elementi sono parte della comunicazione paraverbale.

Questo articolo di Katsiaryna Valko spiega come studiare l’interpretazione del tono della voce.

Definizione di comunicazione non verbale: tono della voce

Nel corso di una conversazione, non è difficile rendersi conto di quanto alcune caratteristiche della voce umana trasmettano elementi comunicativi aggiuntivi e separati da quelli del significato delle parole.

Vengono distinti elementi vocali non verbali di tipo prosodico e paralinguistico, come:

  • volume
  • tono della voce
  • durata sia del parlato che delle pause
  • inflessione vocale[1].

E’ molto noto lo studio di Albert Mehrabian sulle percentuali della comunicazione non verbale. Questo studio afferma che la percezione sociale del nostro messaggio viene trasmesso come segue:

  • 38% viene trasmesso tramite l’aspetto vocale o paraverbale
  • il 7% diffuso dall’aspetto verbale

Leggi qui il commento completo di questo studio

La comunicazione paraverbale: tono di voce e vocaliizi

Nel processo vocale confluiscono elementi di diversa natura, che possono essere classificati come:

  • elementi paralinguistici
  • extralinguistici
  • elementi di contorno
  • alcune vocalizzazioni utilizzate per esprimere pause nel discorso accompagnate da suoni, ad esempio il classico “mhmm” oppure l’“eehm”.

Inoltre devi considerare altri elementi come:

  • schiarimenti di voce
  • colpetti di tosse
  • sbadigli
  • starnuti
  • espressioni di pianto e riso.

La comunicazione extralinguistica

Mentre gli elementi extralinguistici sono piuttosto costanti e tipici della singola persona, essendo legati alle caratteristiche fonetiche del suo apparato vocale (ad esempio, la voce nasalizzata), quelli paralinguistici sono variabili a seconda della situazione e riguardano un complesso di caratteristiche acustiche[2]:

  • Il tono deriva dalla tensione delle corde vocali le cui variazioni identificano l’intonazione.
  • Il volume della voce è strettamente legato con l’accento enfatico con cui il parlante vuole accentuare una certa parte del suo discorso rispetto ad altre.
  • Gli elementi temporali che sono costituiti dalla durata complessiva del discorso, dalle pause di silenzio (“pause vuote”) e dalle vocalizzazioni già viste (“pause piene”), ma anche dalla velocità con cui viene articolato il discorso per numero di sillabe pronunciate nell’unità di tempo.

Le caratteristiche della voce nella comunicazione non verbale

Gli elementi vocali non verbali individuano la qualità della voce e dipendono anche da fattori sociali, biologici, di personalità (ad esempio, la voce di una persona felice è diversa da quella di una demoralizzata) e da fattori psicologici transitori:

  • incertezza
  • seduzione
  • sarcasmo
  • menzogna

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, lo stesso silenzio, inserito nell’ambito di una comunicazione verbale, assume un significato importante, specie se rapportato alle diverse culture.

Il significato dipende sia dal carattere della relazione in corso che dalla particolare situazione in cui si inserisce[3].

Come interpretare il silenzio nella comunicazione non verbale

Il silenzio può, di fatto, assumere un insieme di significati anche ambivalenti o meglio alternativi: è facile immaginare situazioni in cui per la presenza di legami affettivi tra gli interlocutori, un breve silenzio nel discorso possa in alcuni casi essere utilizzato per esprimere condivisione di idee e di sentimenti o, al contrario, allontanamento e discordanza.

Il silenzio può quindi esprimere accordo, ma anche disappunto (“funzione di valutazione”). In altre situazioni il silenzio può rappresentare una pausa di concentrazione e riflessione, o all’opposto essere una via di evasione mentale e un’espressione di distrazione (“funzione di attivazione”).

Può racchiudere una menzogna o celare un’affermazione, come pure può avvalorarla in maniera silenziosa qualora si rinunci a controbatterla (“funzione di rivelazione”).

Anche il silenzio ha le sue regole e le sue interpretazioni, che vanno imparate assieme al linguaggio e indicano in quali contesti, con quali interlocutori e per quale scopo va usato.

Nella maggior parte dei casi, si ricorre al silenzio quando i rapporti tra gli individui sono ancora incerti ed insicuri; cioè quando tra di essi vi sia scarsa confidenza. Tutte queste regole del silenzio variano comunque da cultura a cultura: nella cultura occidentale, un silenzio prolungato durante una conversazione viene solitamente interpretato negativamente, come una perdita di interesse o di volontà nell’approfondire vicendevolmente la relazione comunicativa. Al contrario, nella cultura orientale, esso rappresenta un elemento di intimità e intesa, familiarità e perfino rispetto.

Riassunto comunicazione non verbale: voce e cultura

In conclusione, le caratteristiche fonetiche della voce hanno un impatto iniziale molto importante nella comunicazione poiché esse vengono percepite e valutate  inconsapevolmente.

Nel sud dell’Europa la partecipazione a un discorso con toni di voce elevati e con interruzioni o sovrapposizioni reciproche tra gli interlocutori, non solo è tollerata, ma viene considerata come:

  • un segno di partecipazione attiva
  • interessamento alla conversazione.

In Oriente, ma negli stessi Paesi del Nord Europa, questa modalità di gestione del parlare insieme non è positiva, essendo preferita in essi una modalità dai toni più discreti.

E quasi ovunque nel resto del mondo, l’interruzione del discorso da parte dell’altro, o il sovrapporre a esso il proprio eloquio, è una prevaricazione e una negazione al diritto di parola.

Le persone aspettano che la parola venga ceduta solo dopo un esplicito segnale convenzionale come un breve silenzio o l’assunzione di un particolare tono di voce.

Bibliografia e libri sulla comunicazione non verbale e il tono della voce

[1] Anolli L. e Ciceri R. (1997), La voce delle emozioni. Verso una seriosi della comunicazione vocale non-verbale delle emozioni, Angeli, Milano.

[2] Anolli L. (a cura di), (2002), Psicologia della comunicazione, Il Mulino, Bologna, pp. 214-215.

[3] Ibid. pp.218-219.

Corso Comunicazione Non Verbale

 

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