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Non fidarti mai di chi è troppo geloso. Le fasi della violenza nella gelosia ossessiva

Il tema della gelosia è spesso affrontato, ma molti si chiedono come si fa a definire chi è troppo geloso? Vediamo in questo articolo di Alexa Roscioli il tema della gelosia e della violenza.

La gelosia si configura come un sentimento umano che, come tante altre forme emozionali, può assumere connotazioni positive o negative. È un normale processo che coinvolge tutti, ma con implicazioni e risvolti differenti.

Come già trattato nel capitolo precedente l’essere coinvolti in una sana relazione amorosa comporta anche l’accettazione della possibile perdita della persona amata. Il saper modulare e controllare determinati stati d’animo derivanti da questa consapevolezza, è fondamentale per non incorrere in possibili sinistri.

La gelosia da “normale” processo emozionale può, infatti, trasformarsi in una problematica non indifferente quando assume una forma esasperata (Vaukhonen, 1968), dato che a livello forense e sociale può avere ripercussioni gravi sul soggetto agente.
All’interno di certe relazioni si possono innestare agiti violenti quando uno dei due soggetti all’interno della coppia non accetta che l’altro è un individuo con una sua personalità ed individualità.

Come riconoscere la gelosia patologica (troppo geloso)

È il caso di dinamiche che si possono riscontrare nella gelosia patologica che si manifesta come una sorta di morbosità, possessività, paura che l’altro possa tradire da un momento all’altro (Sheperd, 1961; Cobb, 1979). Questi tipi di pensieri diventano ricorrenti e persistenti nel soggetto che la prova, una sorta di fardello del pensiero umano, alimentato dal dubbio e dall’incertezza per il timore della perdita di qualcosa che si “ama”.

La gelosia paranoide può dar luogo a forme di violenza, dato che il pensiero fisso e persistente tende ad arrivare a saturazione in molti casi, aggravandosi sempre di più, fino a raggiungere l’apice dell’escalation con l’esplosione comportamentale e la messa in atto della violenza, o acting out. Si tratta di un vortice progressivo e rovinoso in cui la vittima viene inghiottita dalla violenza continuativa, sistematica e ciclica del partner: l’omicidio rappresenta l’atto estremo della carica aggressiva che viene agita verso l’altro, come atto di sfogo di un bisogno istintivo di puro controllo sulla vittima.

Il comportamento violento ha un’organizzazione nel tempo perché può variare ciclicamente con un andamento alto/basso, dato per cui non è un fenomeno costante nel tempo. Peter Fonagy (2001) a sostegno di tale ipotesi, individua alcuni elementi che caratterizzano tale processo.

Partendo dal presupposto che i comportamenti violenti molte volte coincidono con una maggior autonomia del partner, a cui fa seguito il timore di poter essere abbandonati, si attivano dei profondi e incontrollati scatti d’ira che inducono l’agito violento e persecutore.

Il ciclo della violenza nella gelosia ossessiva

Per capire meglio la dinamica con la quale si sviluppa il ciclo della violenza, facciamo riferimento ad uno schema evolutivo:

La fase della crescita della tensione

crescita della tensione: in questa prima fase aumenta la violenza verbale più che quella comportamentale, che viene tenuta sotto controllo.

“Durante questa fase la violenza non si manifesta in modo diretto ma trapela dalle mimiche (silenzi ostili), dagli atteggiamenti (occhiate aggressive), o dal timbro di voce (tono irritato). Tutto quello che fa la sua compagna dà fastidio. Durante questa fase di accumulo della violenza, l’uomo tende a rendere la donna responsabile delle frustrazioni e dello stress della propria vita. Naturalmente i motivi che accampa sono un semplice pretesto e in nessun caso una causa della violenza; eppure la donna si sente responsabile. Se chiede cosa c’è che non va, il compagno risponde che va tutto bene, che è lei che si inventa le cose, che ha una falsa percezione della realtà, e la fa sentire in colpa: “Di cosa parli?”; “Non capisco di che ti lamenti!”; “Mi dai noia, non ho fatto proprio niente!”. Si giunge allora alla violenza verbale e agli insulti e la donna rimpiange di aver fatto una domanda”.

C’è un’incapacità di rappresentarsi i propri stati emotivi e l’aggressore troppo geloso attua un comportamento controllante, un upgrade che aumenta sia per qualità che per durata di tale atteggiamento. Tale fase è caratterizzata da una forte rigidità di pensiero.

La vittima in questo caso si inibisce di fronte agli ordini e ai bisogni dell’autore per paura di ripercussioni, ma ciò non fa altro che aumentare la circolarità del fenomeno;

L’esplosione della violenza nel troppo geloso

La violenza è soprattutto fisica e viene ripetuta costantemente sulla vittima.
“Succede poi una fase di attacco in cui lui dà l’impressione di perdere il controllo di se stesso. Ecco allora urla, insulti e minacce. L’uomo troppo geloso può anche rompere oggetti prima di aggredire fisicamente la compagna.

La violenza fisica incomincia per gradi: spintoni, braccia torte, schiaffi, poi pugni ed eventualmente l’uso di un’arma. Non è raro che a questo stadio l’uomo voglia avere rapporti sessuali, per meglio sottolineare il proprio dominio. La donna non reagisce perché, grazie a piccoli, perfidi attacchi, il terreno è stato preparato, e lei ha paura. Può protestare, ma non si difende. Di rado l’aggressione provoca collera in lei, quanto piuttosto tristezza e un senso di impotenza. Qualunque reazione irosa non fa che aggravare la violenza del partner, quindi la donna è indifesa e, influenzata psicologicamente com’è, spesso non ha altra via che la sottomissione”.

In questo caso però bisogna delineare una distinzione tra violenza impulsiva (che implica anche rabbia e frustrazione, ma che è possibile riscontrare anche in contesti non psicopatologici) e su base proattiva (che implica minaccia, comportamenti manipolatori e di controllo definibili in “terrorismo intimo o di routine di dominio violento”). I due tipi di violenza possono comunque mescolarsi.

L’atto violento secondo P. Fonagy ha l’intento di provocare la sofferenza sul partner;

La fase della luna di miele nel troppo geloso

Questa fase è molto interessante dato che l’autore della violenza mostra pentimento alla vittima e promette di cambiare.

Alla violenza segue “uno stato simile al recupero dell’omeostasi, anche se all’interno di una situazione caotica, come nell’occhio del ciclone. La calma rappresenta la riuscita distruzione dell’indipendenza psichica della donna”.

Il raggiungimento dell’omeostasi di solito si esprime con un gesto di affetto nei confronti della vittima. Quest’ultima attraverso tale gesto, può avere l’impressione che la violenza agita sia passata ed infatti:

“Segue una fase di scuse, di pentimento, in cui l’uomo cerca di cancellare o di minimizzare il proprio comportamento. L’uomo cerca di disfarsi dei rimorsi trovando una spiegazione in grado di discolparlo.

La cosa più facile è dare la responsabilità alla compagna: è lei che l’ha provocato; oppure può giustificare il suo comportamento con motivazioni esterne (ira, alcool o superlavoro). Questa fase ha la funzione di fare sentire in colpa la donna, portandola a dimenticare la collera. In genere, lei finisce per dirsi che stando più attenta e modificando il proprio comportamento potrà evitare che il compagno perda di nuovo la pazienza. L’uomo chiede perdono, giura che non succederà più.

Se la donna riesce finalmente ad andarsene, lui contatta qualche amico intimo perché la convinca a tornare. In quel momento l’uomo è sincero, ma ciò non significa affatto che non ricomincerà. Troppo spesso le donne prendono per oro colato le belle promesse fatte durante questa fase e concedono ben presto il loro perdono. Tanto più che l’uomo approfitta del momento per giustificarsi parlando della propria infanzia infelice e per ricattare psicologicamente: “Solo tu puoi aiutarmi. Se mi lasci, non mi resta che morire!””

In realtà è una fase oscillante e transitoria, che permette di intravedere come invece il ciclo della violenza si sia sistematizzata. Il pentimento molte volte funziona, ma ciò denota preoccupazione, dato che l’unica via di fuga per la vittima che si trova in data situazione è quella di chiudere la relazione;

La fase dello scarico di responsabilità nel troppo geloso

In questa fase l’autore della violenza attribuisce e ricerca la causa degli atti perpetrati nella vittima.
“La violenza psichica non è un fatto isolato o ciclico ma è continua, quotidiana, fatta di ripetute aggressioni che non sono aperte e manifeste, ma si estrinsecano in frasi allusive, stoccate, insinuazioni, tanto da fiaccare nel tempo la tempra e la resistenza della vittima fino a farla divenire succube ed esercitare un completo dominio su di essa. Anche dall’esterno è quasi impossibile rilevarla e anche quando, in casi molto rari, la vittima fa denuncia, gli investigatori ben difficilmente potranno accertare tale forma di violenza che non lascia tracce, a differenza della violenza fisica, col rischio di qualificare la donna visionaria e la denuncia originata da spirito di vendetta”.

Questo Articolo di Alexa Roscioli spiega i pericoli associati al troppo geloso

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