Il linguaggio del corpo spiegato dalla psicologia

Articolo di Francesca Iarusci

“Non si può non comunicare.” [Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D.Jackson, 1967]

 

L’assunto secondo il quale “non si può non comunicare” trova la sua validità nella nostra quotidianità: anche quando non diciamo niente i nostri sguardi, i nostri atteggiamenti e i nostri silenzi comunicano qualcosa alle altre persone.

La comunicazione è dunque uno dei pilastri della nostra esistenza: comunichiamo in qualsiasi momento della nostra vita e per diverse ragioni. Lo facciamo per instaurare o mantenere delle relazioni interpersonali, per argomentare le nostre opinioni, per avere delle informazioni, per esprimere delle emozioni o per espletare altre funzioni primarie.

Nelle relazioni interpersonali si può decidere di comunicare in diversi modi. Le tipologie dei modi in cui si può comunicare sono tre: verbale, paraverbale e non verbale.

La comunicazione verbale utilizza il linguaggio orale o scritto e riguarda sia i contenuti che le modalità di espressione. Quando si comunica qualcosa oralmente è bene prestare attenzione al registro linguistico, alle parole usate, allo stile del testo e alla successione dei turni di conversazione.

In base alla persona con cui si interagisce verbalmente bisogna decidere se usare il “tu” o il “lei”, se adottare uno stile aulico piuttosto che uno colloquiale, se scegliere determinati termini anziché altri e bisogna soprattutto cercare di non interrompere l’altro, rispettando i turni conversazionali.

Per quanto riguarda il rapporto sociale tra i parlanti è evidente che in ambito familiare lo stile utilizzato risulterà diverso da quello adottato tra persone che hanno poca familiarità o sono addirittura sconosciute. Lo stesso accade quando uno dei due interlocutori ricopre una carica sociale più alta rispetto all’altro; bisognerà adottare, in questo caso, uno stile linguistico più elevato.

Il registro linguistico varia anche in base alle circostanze. Quanto più formale sarà la situazione tanto più alto sarà lo stile scelto per la conversazione.

Per quanto riguarda il mezzo utilizzato è ben noto che la scrittura predilige uno stile più formale, più corretto mentre nel parlato si usano spesso espressioni più colloquiali e quindi meno formali.

La comunicazione paraverbale riguarda il modo in cui qualcosa viene detto. Nello specifico ci si riferisce al tono, al timbro, al volume della voce e al tempo dell’atto comunicativo.

Il tono è un indicatore dell’intenzione e del senso che si da alla comunicazione; il timbro riguarda le caratteristiche individuali della voce: voce gutturale, nasale, soffocata e dipende dalle parti del corpo che intervengono nella diffusione e amplificazione del suono; il volume concerne l’intensità sonora, la capacità di calibrare la voce in base alla distanza con gli altri interlocutori e in base all’argomento trattato; il tempo è inerente alle pause, alla velocità o alla lentezza che scandiscono l’evento comunicativo e che ne attenuano o intensificano il significato.

La comunicazione paraverbale, insieme a quella verbale, costituisce parte integrante del modo in cui ci relazioniamo agli altri. Senza considerare tutti gli aspetti dell’atto della comunicazione una percentuale del significato che si intende trasmettere andrebbe persa.

La comunicazione non verbale, invece, è quella parte della comunicazione che comprende tutti gli aspetti di uno scambio comunicativo che non riguardano il livello puramente semantico del messaggio, ossia il significato letterale delle parole che compongono il messaggio stesso, ma che riguardano il linguaggio del corpo, ossia la comunicazione non parlata tra persone. Della comunicazione non verbale fanno parte la gesticolazione, la postura, il contatto visivo, le espressioni facciali, il tatto e il comportamento spaziale o prossemica.

Uno studio del 1972 di Albert Mehrabian (Non- verbal Communication) ha mostrato che ciò che viene percepito in un messaggio può essere suddiviso nel seguente modo:

  • Movimenti del corpo (in particolare espressioni facciali) 55%
  • Aspetto vocale (tono, timbro, volume, ritmo) 38%
  • Aspetto verbale (parole) 7%

Il 93% dell’atto comunicativo è affidato, secondo lo stesso autore, al linguaggio non verbale anche se in realtà egli precisa che queste percentuali derivano da esperimenti riguardanti la comunicazione di sentimenti e di atteggiamenti e che non sono, pertanto, applicabili a contesti diversi e più complessi.

Quando ci tocchiamo il mento, ci annodiamo i capelli su un dito, passiamo la lingua tra le labbra, ci grattiamo o tamburelliamo con le dita inviamo dei segnali a chi ci sta di fronte, nella maggior parte dei casi inconsapevolmente. Anche se non viene esplicitamente dichiarato l’intento comunicativo di questi gesti, non è difficile intuirne il senso: interpretando correttamente i piccoli gesti involontari che i nostri interlocutori producono siamo capaci di recepire lo stato emotivo del parlante, di comprendere quali siano le sue opinioni riguardo un determinato argomento (disappunto, accordo, perplessità) e possiamo addirittura manipolare il nostro discorso selezionando i temi che suscitano interesse nell’ascoltatore e scartando quelli che lo annoiano o lo infastidiscono.

La comunicazione non verbale copre un ampio campo di studi e generalmente viene suddiviso nell’ambito delle scienze della comunicazione in quattro componenti: sistema paralinguistico, sistema cinesico, prossemica e aptica.[1]

La mia tesi si concentrerà proprio sul linguaggio non verbale, focalizzando l’attenzione sugli studi e sulle ricerche in ambito di microespressioni facciali in relazione alla lie detection (individuazione delle menzogne), campo d’indagine anche di Paul Ekman che, grazie ai suoi studi sulle emozioni, si è guadagnato un posto tra i cento psicologi più importanti del ventesimo secolo e tra le cento persone più influenti del mondo.

Corso Comunicazione Non Verbale

 

[1] Il sistema cinesico comprende tutti gli atti comunicativi espressi dai movimenti del corpo.

L’aspetto prossemico della comunicazione analizza i messaggi inviati con l’occupazione dello spazio.

Laptica è costituita dai messaggi comunicativi espressi tramite contatto fisico.