Psicologia dello sport: i tratti di personalità dell’atleta vincente

luglio 11th, 2019 | Posted by Igor Vitale in Psicologia dello Sport

Articolo di Daniela Moschetto

1.1         I principali tratti di personalità dell’atleta

La personalità viene considerata come l’insieme dei complessi comportamenti appresi dall’individuo, dipende dalle esperienze passate ed è in grado di determinare in qualche modo il comportamento presente e futuro (Watson, 1930).

Lo psicologo britannico Hans  Eysenck (1953) individuò due fattori di personalità:

  • introverso/estroverso
  • instabile/stabile

Egli definì l’asse stabile – instabile come fattore nevroticismo, e l’asse introverso – estroverso come fattore estroversione.

Esistono diversi inventari che valutano la personalità, ricordiamo il Big Five, il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI), il California Psichological Inventory (CPI).

I tratti di personalità vengono considerati come qualità personali, caratteristiche interne all’individuo (Allport, 1966), motivi, bisogni, abilità, temperamento e valori che determinano il comportamento osservabile (Korchin, 1976).

Gli approcci che ci aiutano a comprendere lo sviluppo della personalità sono:

 

·         L’APPROCCIO PSICOANALITICO

Secondo le teorie Freudiane molti comportamenti sono causati da motivazioni inconsce. La personalità è determinata soprattutto dalle pulsioni biologiche sessuali e aggressive e dalle esperienze vissute nei primi 5 anni di vita. Secondo Freud la personalità è composta da ES, IO e SUPER-IO. La teorica dinamica della personalità sostiene che esiste una quantità costante di energia psichica (libido) in ogni individuo, che se repressa sfogherà in altre forme, esempio nei sogni; gli impulsi definiti inaccettabili causerebbero quindi ansia riducibile in meccanismi di difesa.

L’autore spiega che la personalità si forma attraverso il superamento delle diverse fasi psicosessuali, ognuna concernete dinamiche conflittuali da risolvere (per fare un esempio il complesso edipico). Altri autori appartenenti allo stesso approccio hanno esteso le teorie di Freud descrivendo l’inconscio collettivo (Jung) come una parte della mente comune a tutti gli esseri umani, o ancora lo sviluppo di personificazioni, immagini mentali di se stessi e degli altri, attraverso le esperienze personali.

 

·         L’APPROCCIO COMPORTAMENTALE

Questo approccio considera le esperienze di apprendimento fatte nel corso della crescita il fattore predominante delle differenze di comportamento individuali.

È attraverso il condizionamento classico ed il condizionamento operante che possiamo comprendere come stimoli esterni, rinforzi, punizioni e  associazioni influiscono fortemente nell’apprendimento.

 

 

·         APPROCCIO COGNITIVO

L’approccio cognitivo si basa sull’idea che le differenze individuali derivano dal modo in cui gli individui si rappresentano mentalmente le informazioni che ricevono.

Albert Bandura ha sviluppato la teoria socio cognitiva, secondo cui i processi cognitivi interni si combinano con le pressioni ambientali per influenzare il comportamento; evidenziando come i processi cognitivi e l’ambiente si influenzano reciprocamente.

Nella teoria dei costrutti personali di  George Kelly i concetti utilizzati dagli individui servono per interpretare se stessi ed il loro mondo sociale.

 

 

 

·         APPROCCIO UMANISTICO

Codesto approccio si occupa dell’esperienza soggettiva dell’individuo.

Fanno parte di questo approccio autori quali Carl Rogers secondo cui la forza fondamentale che motiva l’organismo è la tendenza a soddisfare o attualizzare tutte le capacità di sé. Negare i bisogni del sé indice allo sviluppo dell’ansia.

Abraham Maslow ha proposto l’esistenza di una gerarchia di bisogni, che vanno soddisfatti per garantire un funzionale e sano percorso di crescita.

 

 

 

·         APPROCCIO EVOLUZIONISTICO

L’approccio evoluzionistico cerca di spiegare il comportamento e la personalità dell’uomo in termini di ad attività per la sopravvivenza e il successo produttivo.

 

 

I principali tratti di personalità di uno sportivo sono:

  • L’autocontrollo, consiste nella capacità di esercitare un regolare controllo su di sé; la persona viene percepita come calma, paziente, previdente. Questo tratto della personalità è importante in caso di sconfitte sportive, o quando l’atmosfera si surriscalda.
  • Il successo (Murray 1938), il soggetto vuole riuscire a raggiungere qualcosa di difficile; dominare, manipolare od organizzare oggetti, persone o idee; superare gli ostacoli e raggiungere alti livelli di prestazione; superare gli altri ed aumentare la propria autostima attraverso l’esercizio del proprio talento.
  • Il senso di dominio, è un’abilità che indica tenacia e iniziativa sociale, è spesso legata al desiderio di vincere, di riuscire a dominare qualcosa (la paura, un attrezzo) o qualcuno (l’avversario), di cercare di mantenere il ruolo di leader nel gruppo.
  • La socialità, è la capacità di partecipare alla vita di gruppo e di comunità; le attività sportive comportano frequentemente occasioni di relazioni inter-personale pacifica, di vita comune e di collaborazione. Questo tipo di relazione è condizione essenziale per lo svolgimento e il successo delle azioni di gara.
  • L’auto-accettazione riguarda il senso del proprio valore personale, l’accettazione personale di sé. Per poter mantenere integro e migliorare il proprio concetto di sé l’atleta sarà motivato ad impegnarsi in attività sportive dove esiste la probabilità di successi. La sconfitta in questo caso può essere affrontata o con la fuga o mostrando maggiore impegno durante gli allenamenti (Mead, 1934).
  • L’aggressività, spesso è associata alla frustrazione, cioè al mancato raggiungimento di un successo o di un obiettivo specifico gratificante. Le attività sportive forniscono occasioni, spazi e tempi autorizzati per l’espressione controllata di molti comportamenti aggressivi.
  • Il narcisismo, trova nell’attività sportiva qualche gratificazione. L’atleta ama confrontarsi con gli altri, controllare e contemplare se stesso.
  • L’auto-affermazione consiste in un’esigenza di successo, di superamento ben riuscito di ostacoli, di distinzione rispetto agli altri.

Il carattere e la personalità dell’individuo entrerebbero, in gioco in maniera preponderante nella scelta stessa della disciplina sportiva; ma tale scelta avverrebbe anche sulla spinta di altri fattori quali le variazioni ambientali e le caratteristiche intrinseche a quello dello sport.

Mentre nella prima situazione sono il caso e la necessità a determinare la scelta che avviene in relazione alle caratteristiche culturali ed orografiche della zona in cui il soggetto si trova a vivere, nella seconda ci si trova di fronte a motivi più articolati quali il bisogno di ricerca del rischio (risk taking) che porta all’alpinismo, al motorismo, all’attività subacquea, parapendio, al kayak estremo, e molti altri sport, o di manifestazione di forza quali pugilato, lotta, taekwondo, o di resistenza quali nuoto di gran fondo, maratona.

Altre spinte possono derivare da: requisiti biologici quali l’altezza, la forza, la resistenza.

Il nostro comportamento è correlato all’atteggiamento che assumiamo nelle diverse circostanze.

Si definisce atteggiamento una rappresentazione cognitiva che riassume la valutazione, da parte del soggetto, di un oggetto di atteggiamento, sia esso persona, gruppo, cosa, azione o idea.

L’atteggiamento può  avere direzione positiva, neutra o negativa e differiscono anche per intensità. Essi si compongono di tre tipi di informazioni:

  1. convinzioni concernenti le caratteristiche positive o negative dell’oggetto;
  2. sentimenti ed emozioni relative all’oggetto;
  3. informazioni riguardanti le azioni passate e presenti compiute nei confronti dell’oggetto.

Gli atteggiamenti ci consentono di padroneggiare l’ambiente, possono avere anche una funzione strumentale o utilitaristica. Ci aiutano ad esprimere il nostro vero sé, in quanto attraverso essi riusciamo a dar voce alle nostre convinzioni, alle nostre idee e i nostri valori.L’atteggiamento, essendo una rappresentazione cognitiva, si costruisce attraverso l’acquisizione di informazioni dell’oggetto e gli individui possono elaborare queste informazioni  superficialmente, apportando una valutazione immediata, o sistematicamente, valutando cioè anche le qualità dell’informazione.

Dal tipo di elaborazione si origina il tipo di valutazione, e a seconda delle situazioni queste possono agire da:

Euristica della persuasione: associazione tra indizi superficiali e valutazioni positive o negative che consente alle persone di valutare un oggetto velocemente senza molta riflessione;

Euristica dell’attrattiva: quando l’oggetto attraente risulta associato a qualcosa o qualcuno di persuasivo le persone apportano valutazioni superficiali sull’oggetto stesso distraendosi per l’elemento persuasivo;

Euristica della familiarità: legata all’effetto di mera esposizione, ciò indica che tanto più siamo esposti tanto più questo sarà scelto.

Anche le emozioni giocano un ruolo cruciale nelle euristiche, in quanto tutto ciò che suscita emozione nell’individuo diviene più potente, soprattutto se elabora superficialmente. Annoveriamo:

– L’euristica dell’esperto: un comunicatore competente ed affidabile ci porta ad accettare la validità di un’affermazione;

L’euristica della lunghezza del messaggio: tanto più lungo è un messaggio tanto più apparirà valido e convincente.

Sentimenti ed emozioni possono influenzare la motivazione delle persone la loro capacità di elaborare in modo sistematico i messaggi; nella giusta dose paura e ansia assumono connotazioni positive nell’elaborazione delle informazioni perché innescano motivazione ed attenzione.

Differenze di personalità influiscono nell’elaborazione delle informazioni, ad esempio, le persone caratterizzate da automonitoraggio elevato sono molto consce di come gli altri le valutano, e prestano attenzione sul prodotto che possa aiutarli a mostrare positivamente la loro immagine; persone ,invece, con automonitoraggio scarso puntano all’atteggiamento che mostri il proprio modo di essere, e quindi più che all’immagine puntano sui valori.

Ricordiamo infine che gli atteggiamenti delle persone possono essere  modificati, ma che nel rispetto di un’etica morale e deontologica,bisogna guidare l’individuo verso un atteggiamento propositivo e funzionale, puntando sul miglioramento e sul potenziamento delle sue risorse, consentendogli l’opportunità di agire positivamente nelle diverse circostanze quotidiane attraverso la giusta valutazione ed il giusto controllo dei suoi atteggiamenti.

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