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disturbo post traumatico da stress fattori di rischio

7 fattori di rischio del disturbo post traumatico da stress

Sono diversi i fattori di rischio del disturbo post traumatico da stress. 7 caratteristiche psicologiche ne aumentano la probabilità.

Gli studi ad orientamento psicodinamico hanno riscontrato che le cose non stanno proprio nella maniera proposta dal DSM.

In realtà, sebbene non si possa prescindere dalle caratteristiche oggettive e catastrofiche di un evento stressante, ciò non significa che il soggetto debba necessariamente sviluppare una sindrome post-traumatica.

La diagnosi di PTSD necessita che i sintomi siano sempre conseguenza di un evento critico, ma l’aver vissuto un’esperienza critica di per sé non genera automaticamente un disturbo post-traumatico.

Ci sono differenze tra trauma e stress

Ciò presuppone quindi la necessità di distinguere il trauma dallo stress.

Fonagy e colleghi (2002) hanno affermato che la reazione di un soggetto traumatizzato allo stressor rientra in un rapporto 90-10, nel senso che il 10% della sua reazione emotiva si basa sul fattore di stress attuale ed il 90% si basa sul fattore di stress traumatico passato.

Tale rapporto 90-10 puntualizza la necessità di non far coincidere il concetto di trauma con la natura oggettiva dell’evento stressante, ma di legarlo alla presenza più o meno significativa di vulnerabilità psicologiche che possono indurre il soggetto a rispondere allo stressor attuale in maniera disfunzionale, sviluppando i sintomi di un disturbo da stress post-traumatico.

Da questo punto di vista, il trauma non precede né coincide, bensì segue lo stress.

Cosa predispone quindi solo una piccola parte dei sopravvissuti al trauma a sviluppare PTSD?

In termini di fattori di vulnerabilità specifici per il disturbo, vi sono prove che alcune caratteristiche degli eventi traumatici hanno maggiori probabilità di innescare PTSD. L’insorgenza del disturbo risulta essere più probabile dopo un trauma prolungato o dopo eventi traumatici interpersonali. Ad esempio, ci sono tassi notevolmente più bassi del disturbo a seguito di catastrofi naturali (in genere del 5-10%), piuttosto che in seguito ad aggressioni sessuali (> 40%).

Nel complesso, i World Mental Health Surveys hanno scoperto che la violenza interpersonale porta generalmente a tassi più elevati di PTSD.

La tortura è risultata essere il fattore più forte associato ad esso, seguito dall’esposizione cumulativa a eventi potenzialmente traumatici.

I fattori di rischio che aumentano la probabilità di disturbo post traumatico da stress

Più in generale, molti dei fattori di rischio sono gli stessi che si osservano in diversi disturbi psichiatrici:

Uno studio che ha recentemente riunito 2.473 sopravvissuti al trauma (estrapolati da dieci studi longitudinali usando un approccio di stima della probabilità) ha scoperto che, in accordo con le affermazioni precedenti, nei pazienti con elevata gravità dei sintomi la concomitanza del genere femminile, un’istruzione inferiore al livello secondario e l’esposizione al trauma interpersonale passato era associata ad una probabilità maggiore del 34% di sviluppare PTSD.

La reazione al trauma è soggettiva

La risposta soggettiva al trauma è inoltre predittiva della successiva gravità del disturbo, con reazioni dissociative acute e valutazioni catastrofiche sull’esito dell’evento fortemente correlate alla gravità del PTSD. Molta enfasi è posta sulla misura in cui le persone valutano l’evento traumatico.

Si ipotizza che valutazioni eccessivamente negative tendano ad esagerare il senso di minaccia dell’individuo, mantenendo in tal modo il disturbo.

Utilizzando una serie di paradigmi sperimentali, si è scoperto che il PTSD è caratterizzato da una forte propensione verso stimoli potenzialmente minacciosi.

Normalmente, dopo l’esposizione ad eventi traumatici, gli individui escono dal circolo ansioso nel momento in cui i loro processi cognitivo-attentivi cessano di focalizzarsi sugli stimoli preoccupanti. Nel PTSD l’evoluzione adattiva di questo percorso viene bloccata, in quanto la persona continua a rimuginare su stimoli potenzialmente connessi all’episodio traumatico.

Il ruolo della ruminazione mentale nel disturbo post traumatico da stress

Il rimuginio è tipico della sindrome cognitiva-attentiva (CAS). Questa sindrome si basa sulla teoria metacognitiva dei disturbi psicologici, fondata sul principio per cui la maggior parte dei disturbi è causata da uno schema di pensiero ampliato (extended thinking), chiamato appunto “Cognitive Attentional Syndrome”.

Esso si compone di catene di pensieri verbalizzati nella forma di preoccupazioni e ruminazioni; tale schema concentra l’attenzione su minacce e strategie di coping che portano ad effetti paradossali: invece di fermare il pensiero negativo, lo ampliano.

Nel caso del disturbo da stress post-traumatico, tale stile cognitivo consiste in una persistente azione ripetitiva del pensiero, dell’attenzione e dei ricordi traumatici allo scopo di trovare significati, monitorare e prevenire simili minacce future.

Le cause del del disturbo post traumatico da stress

In conclusione, anche l’ambiente risulta un fattore fondamentale nel contribuire allo sviluppo del PTSD: è importante sottolineare il fatto che la ricerca attuale delinea il disturbo come una conseguenza dell’interazione tra una suscettibilità genetica individuale, un evento traumatogeno e un contesto sociale. La presenza di supporto sociale prima dell’esposizione all’evento risulta essere protettiva; mentre un basso supporto sociale contribuisce al rischio di sviluppare il PTSD.

Greta Manoni è l’autrice di questo articolo

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