fbpx
psicoterapia spegne le aree della paura nel cervello

La psicoterapia spegne le aree del cervello della paura

La paura è rilevata da aree del cervello, queste possono essere “spente” mediante un’opportuna psicoterapia.

Esistono molti luoghi comuni sulla psicologia ed uno dei principali è che la psicologia è fatta di sole parole.

Questo è falso ed è ormai crescente la letteratura scientifica che dimostra che le tecniche psicologiche non sono solo parole.

Influiscono in modo determinante sul funzionamento del nostro cervello funziona.

Una ricerca scientifica sulla fobia dei ragni dimostra che la psicoterapia cognitivo comportamentale ha un impatto sul nostro cervello

Le fobie sono molto più comuni di quanto crediamo. Secondo le stime ufficiali, circa il 9% della popolazione ha una fobia specifica. La paura intensa verso stimoli oggettivamente pericolosi è un meccanismo di sicurezza.

I nostri antenati sono sopravvissuti anche grazie a questa emozione. C’erano molte occasioni di avere ragionevolmente paura di qualcosa quando la sopravvivenza era una questione di ogni giorno.

Oggi non è più così in quanto non incontriamo un rischio di questo tipo ogni giorno. Le paure sono quindi sempre più legate a concetti psicologici o allo status sociale.

E’ così che nascono le fobie. La fobia non è una paura ben spiegabile sul piano oggettivo. Avere paura di un pericolo oggettivo e fisico in presenza dello stimolo è un meccanismo di salvaguardia.

Le fobie nascono spesso nei confronti di stimoli innocui. Esistono fobie molto comuni, come quelle dei ragni, ma anche fobie molto rare come quella dei bottoni, delle nuvole o particolari come la fobia dei piccioni.

Cosa si scatena nel cervello quando abbiamo paura

Abbiamo scritto un articolo molto tecnico sulle neuroscienze della paura che trovi qui.

Le fobie possono scatenare un meccanismo invalidante e condizionare la nostra vita. Tralasciando tutti i fenomeni fisiologici che si verificano nelle fobie e lo stress che ne consegue. Le fobie creano un problema non indifferente: l’evitamento.

Una persona che paura di volare, ad esempio, potrebbe condizionare il suo lavoro, o le sue vacanze.

Potrebbe non visitare mai alcune parti del mondo.

Può anche condizionare la propria vita perché di conseguenza riduce alcune delle proprie relazioni.

Evitare situazioni sociali, persone, stimoli è qualcosa che può cambiare la tua vita.

La psicoterapia può aiutarti ad affrontare le fobie

La consulenza psicologica è spesso risolutiva verso le fobie e fornisce una elaborazione profonda della situazione. Esistono moltissimi diversi approcci di psicologia.

Per cui, se hai provato a fare qualche consulenza e non sei riuscito a superare il problema, non preoccuparti.

Le tecniche psicologiche sono moltissime e molto diverse tra loro.

Uno dei meccanismi fondamentali per affrontare una fobia si chiama desensibilizzazione sistematica.

Si tratta di avvicinamento progressivo allo stimolo fobico e può avvenire con tre modalità:

  • terapia cognitiva comportamentale: è un corpus di conoscenze e tecniche che aiuta la persona a definire il proprio stato di paura e ad avvicinarsi allo stimolo fobico in sicurezza, familiarizzando con esso e superando la fobia
  • ipnosi: è uno stato naturale della mente di profondo rilassamento ed attenzione focalizzata. Anche mediante l’ipnosi puoi immaginare lo stimolo fobico in una condizione protetta che ti consente di ridurre l’importanza delle reazioni fobiche allo stimolo.
  • realtà virtuale: dagli anni 2000 hanno applicato la realtà virtuale alla risoluzione delle fobie. Tramite una condizione di simulazione al computer puoi infatti incontrare lo stimolo fobico in modo protetto. Nella realtà virtuale non può succedere niente di male.

La realtà virtuale, così come l’ipnosi, consentono di affrontare lo stimolo fobico in modo standardizzato e controllato

Immagina di avere la fobia di volare.

Come puoi avvicinarti progressivamente allo stimolo fobico? Certo potresti studiare il funzionamento degli aerei. Fare un corso apposito che ne spiega il meccanismo e perché sono così sicuri. Potresti anche visitare spesso un aeroporto. Ma prima o poi occorre entrarci. O dentro o fuori.

Questo non è per nulla facile specialmente nei casi estremi.

La simulazione in ipnosi o in realtà virtuale offre una terza possibilità. Esistono degli appositi simulatori per affrontare la propria paura. E per quella di volare sono anche parecchio realistico.

La psicoterapia modifica il modo in cui il nostro cervello reagisce alle fobie

Uno studio di Paquette e collaboratori mostra che la psicoterapia cognitivo comportamentale può “ricablare” il cervello e ridurre l’effetto delle fobie.

Esistono molti studi basati sulla PET (tomografia ad emissione di positroni) che mostra che i cambiamenti cognitivi e comportamentali propri della psicoterapia possono cambiare il funzionamento del cervello in:

La ricerca di Paquette è la prima ad aver indagato l’effetto della psicoterapia per le fobie nel cervello.

In questi casi si utilizza la risonanza magnetica funzionale (fMRI).

Si tratta di uno strumento in grado di rilevare dove il livello di ossigenazione del cervello nelle varie aree. E dunque di capire “quali aree del cervello si attivano” in un determinato momento

Lo studio ha indagato in particolare la fobia dei ragni. Ha studiato l’attività del cervello in 12 persone prima e dopo la terapia cognitivo comportamentale.

Lo stimolo fobico era rappresentato in video. I partecipanti facevano una risonanza magnetica funzionale all’attività del cervello durante l’osservazione di video di ragni.

I risultati hanno mostrato che, in soggetti fobici prima della terapia cognitivo comportamentale attivavano le aree del cervello della paura:

  • corteccia prefrontale dorsolaterale destra (o Area di Brodmann). Questa area è attivata dalle strategie mentali che usiamo per distrarci da uno stimolo fobico
  • giro paraippocampale. Questa area è legata alla memoria. Probabilmente i partecipanti rievocavano eventi passati in cui avevano avuto paura dei ragni.
  • aree corticali associative visive.

Dopo il completamento della terapia cognitivo comportamentale, non è stata trovata alcuna attivazione significativa di queste aree.

Questi risultati suggeriscono che un approccio psicoterapeutico, come la CBT, ha il potenziale per modificare i circuiti neurali disfunzionali associati ai disturbi d’ansia. Indicano inoltre che i cambiamenti effettuati a livello mentale, in un contesto psicoterapeutico, sono in grado di “ricablare” il cervello in modo più funzionale.

Questo articolo su cervello e paura è di Igor Vitale.

 

Scrivi a Igor Vitale